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La VOCE 2003

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La VOCE ANNO XXII N°7

marzo 2003

PAGINA F         - 38

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
segue da pag.37: da “fascist legacy” a “l’olocausto rimosso”: il libro ritrovato di michael palumbo. testo alternativo. nel già citato numero di millenovecento si legge a proposito di ravalli: “chiamato in causa all’inizio degli anni novanta dai reperimenti documentari di palumbo, egli non ha negato le fucilazioni in massa, ma le ha riferite all’esecuzione degli ordini impartiti dal colonnello venier, lui pure inserito nell’elenco dei criminali di guerra italiani e defunto da lungo tempo. quanto alle accuse di torture e di stupri, ravalli ne attribuì la responsabilità a un commilitone: il tenente gaio gradenigo, un nobile veneziano da tempo deceduto.” a proposito dell’uso delle fonti ne “l’olocausto rimosso” riportiamo: testo alternativo. una delle fonti di palumbo su ravalli è il dossier greco in lingua francese “les atrocités des quatre envahisseurs de la grèce – allemands, italiens, bulgares, albanais” (atene, 1946) citato anche da l’unità del 2 dicembre 1989 in “ e in grecia si sapeva da 40 anni” che riporta anche alcuni dei fatti criminosi addebitati a ravalli senza però specificare il nome del presunto colpevole. un importante contributo alla definizione della figura di ravalli lo fornisce il libro di davide conti “gli uomini di mussolini – prefetti, questori e criminali di guerra dal fascismo alla repubblica italiana. ” (einaudi 2017). qui la storia del tenente della divisione pinerolo di stanza nel distretto di kastoria è raccontata con dovizia di particolari, dalla condanna a morte (eseguita invece per il bulgaro antonio kalcef comandante militare delle milizie guidate “diplomaticamente” da ravalli) al salvataggio per opera del governo italiano, alla successiva carriera diplomatica e politica, come prefetto di palermo e roma. di sicuro interesse per le implicazioni che ha comportato è che “già nel gennaio 1953 l’ex tenente della divisione pinerolo, condannato dal tribunale di atene per crimini di guerra e ritornato in italia alla fine del 1950 solo al termine di una lunga trattativa diplomatica, venne individuato come il funzionario più adatto a essere incaricato di seguire, nella presidenza del consiglio dei ministri, la documentazione sui crimini di guerra commessi dai tedeschi.” ricordiamo che fu solo nel novembre 2000 quando il giornalista franco giustolisi denunciò l’esistenza di un armadio, rinvenuto nel 1994 in un locale sede di organi giudiziari militari a roma, nel quale erano stati occultati numerosi fascicoli relativi a crimini di guerra commessi dai nazifascisti durante l’occupazione sul territorio italiano: il tristemente famoso “armadio della vergogna”. furono il solo ravalli o in misura maggiore “le concomitanti pressioni di ambienti influenti della politica e del mondo militare” ad impedire l’uscita del libro? sta di fatto che da allora di michael palumbo non se ne sentì più parlare. dopo aver pubblicato, tra gli altri, libri sul carattere imperiale di israele (the palestinian catastrophe: the 1948 expulsion of a people from their homeland, 1987 e imperial israel: the history of the occupation of the west bank and gaza, 1990) e sul caso waldheim (the waldheim files: myth and reality, 1988), non si hanno notizie di un libro sul genocidio dei nativi americani (the extermination of the american indians) annunciato in “italiani suscettibili”, un articolo di repubblica dell’ 11 novembre 1989 sul dibattito seguito alla visione di fascist legacy. nell’aprile 1992 la prima tiratura de “l’olocausto rimosso” era pronta per raggiungere le librerie ma fu probabilmemente mandata al macero. nel luglio dello stesso anno il regista massimo sani, all’epoca parte dell’organico degli autori e registi di rai uno, realizzò la versione italiana di fascist legacy e riportò a tal proposito: “mi adoperai ininterrottamente per ottenerne la messa in onda, ma fu tutto inutile. poi venni invitato a soprassedere, poiché il momento non era dei migliori e si potevano prospettare pericoli di querele. successivamente vennero raccolte firme da intellettuali, storici, autori di cinema e di tv. ma non accadde nulla. e ciò a tutt’oggi”. si vedano ad esempio l’articolo di angelo del boca “la rai trasmetta il film sui crimini di mussolini” su l’unità del 7 giugno 1994 e “vergogne tricolori” su l’unità del 21 novembre 2002. qualcos’altro è invece accaduto in questi 28 anni, e di senso radicalmente opposto. ad esempio il 30 marzo del 2004 il parlamento ha istituito il giorno del ricordo (legge 30 marzo 2004, n. 92) quale solennità civile da tenersi ogni 10 febbraio al fine della conservazione della memoria “...della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra...” (nonché “delle più complesse vicende del confine orientale”). sandi volk in “truffe, fuffe e fascisti… i “premiati” del giorno del ricordo, un bilancio provvisorio” , a proposito di quanto accaduto con i riconoscimenti nei primi dieci anni di applicazione della legge, scrive che “le persone da ricordare non sono state scelte a caso, ma si è voluto ricordare un ben determinato tipo di persone: sono gli appartenenti alle formazioni fasciste o collaborazioniste, della rsi (anche la guardia di finanza e la polizia erano “repubblicane”) o messe in piedi dai nazisti, i rappresentanti politici del fascismo, tutti attivamente coinvolti nella lotta contro il movimento partigiano, italiano o jugoslavo che fosse.” “stiamo parlando di una legge la cui approvazione ha rappresentato, come hanno esplicitamente affermato coloro che l’hanno sostenuta, da fassino a fini e casini, l’avvenuta pacificazione tra italiani ed in cui è l’assenza di riferimenti al fascismo e al collaborazionismo ad essere il punto chiave: una assenza che visti i risultati concreti nell’attribuzione dei riconoscimenti non ha il significato di una pudica omissione, ma significa che il fascismo ed i fascisti non sono più qualcosa di cui vergognarsi, anzi. sono ora diventati i rappresentanti di “un altro modo” di amare l’italia, di essere “al servizio dell’italia”, e in quanto tali pienamente legittimati ad essere sussunti nella nuova ideologia della nazione che è stata costruita quale fondamento della seconda repubblica.” “si tratta della piena e definitiva legittimazione del fascismo come ideologia nazionale, anzi, del ristabilimento dell’equazione fascismo=italianità, e dell’inclusione dei fascisti nel pantheon della nazione. non si tratta di una legittimazione esclusivamente a posteriori, ma anche attuale, che ha fatto del 10 febbraio la giornata dell’orgoglio fascista, in cui i fascisti di oggi sfilano per le vie delle città e organizzano mostre, convegni, dibattiti e quant’altro finanziati e sostenuti dalle istituzioni pubbliche.”
testo alternativofoto tratta da “ventinove mesi di occupazione italiana nella provincia di lubiana” di giuseppe piemontese (lubiana, 1946). anche la copertina di questo libro censurato, che si preannunciava “come una vera e propria bomba editoriale”, è significativa: la foto dei contadini fucilati a dane in slovenia il 31 luglio 1942 dal regio esercito italiano è stata per anni falsificata in occasione delle celebrazioni per il giorno del ricordo, come illustrato dal dossier presente su questo sito, divenendo il simbolo di una memoria prima rimossa e poi capovolta. ivan serra, 4 febbraio 2020. scarica in formato pdf il prologo del libro “l’olocausto rimosso”. testo alternativo. donald trump fa esplodere tombe dei nativi americani in un’area protetta dall’unesco per costruire il muro al confine col messico. i lavori interessano la riserva naturale dell'organ pipe cactus national monument, in arizona. il presidente americano ha invocato motivazioni di sicurezza nazionale, potendo così aggirare le leggi a tutela dei beni culturali e paesaggistici. esplosioni all’interno della riserva naturale dell’organ pipe cactus national monument, protetta dall’unesco, in arizona, che colpiscono anche antichi siti di sepoltura dei nativi americani. ad autorizzarlo è stata l’amministrazione guidata da donald trump allo scopo di costruire quasi 70 chilometri del muro di separazione tra stati uniti e messico, fortemente voluto dal presidente americano. dopo la denuncia delle comunità locali e delle associazioni, anche le autorità hanno confermato che “esplosioni controllate” sono già iniziate nella zona. niente hanno potuto le leggi a tutela dei beni culturali e paesaggistici, visto che il tycoon ha invocato motivazioni di sicurezza nazionale. ..segue ./.
Segue da Pag.37: DA “FASCIST LEGACY” A “L’OLOCAUSTO RIMOSSO”: IL LIBRO RITROVATO DI MICHAEL PALUMBO

testo alternativo
Nel già citato numero di Millenovecento si legge a proposito di Ravalli: “Chiamato in causa all’inizio degli anni novanta dai reperimenti documentari di Palumbo, egli non ha negato le fucilazioni in massa, ma le ha riferite all’esecuzione degli ordini impartiti dal colonnello Venier, lui pure inserito nell’elenco dei criminali di guerra italiani e defunto da lungo tempo. Quanto alle accuse di torture e di stupri, Ravalli ne attribuì la responsabilità a un commilitone: il tenente Gaio Gradenigo, un nobile veneziano da tempo deceduto.”

A proposito dell’uso delle fonti ne “L’olocausto rimosso” riportiamo:

testo alternativo
Una delle fonti di Palumbo su Ravalli è il dossier greco in lingua francese “Les atrocités des quatre envahisseurs de la Grèce – Allemands, Italiens, Bulgares, Albanais” (Atene, 1946) citato anche da L’Unità del 2 dicembre 1989 in “ E in Grecia si sapeva da 40 anni” che riporta anche alcuni dei fatti criminosi addebitati a Ravalli senza però specificare il nome del presunto colpevole.

Un importante contributo alla definizione della figura di Ravalli lo fornisce il libro di Davide Conti “Gli uomini di Mussolini – Prefetti, questori e criminali di guerra dal fascismo alla Repubblica italiana. ” (Einaudi 2017).

Qui la storia del Tenente della Divisione Pinerolo di stanza nel distretto di Kastoria è raccontata con dovizia di particolari, dalla condanna a morte (eseguita invece per il bulgaro Antonio Kalcef comandante militare delle milizie guidate “diplomaticamente” da Ravalli) al salvataggio per opera del governo italiano, alla successiva carriera diplomatica e politica, come prefetto di Palermo e Roma. Di sicuro interesse per le implicazioni che ha comportato è che “già nel gennaio 1953 l’ex tenente della Divisione Pinerolo, condannato dal Tribunale di Atene per crimini di guerra e ritornato in Italia alla fine del 1950 solo al termine di una lunga trattativa diplomatica, venne individuato come il funzionario più adatto a essere incaricato di seguire, nella Presidenza del Consiglio dei Ministri, la documentazione sui crimini di guerra commessi dai tedeschi.” Ricordiamo che fu solo nel novembre 2000 quando il giornalista Franco Giustolisi denunciò l’esistenza di un armadio, rinvenuto nel 1994 in un locale sede di organi giudiziari militari a Roma, nel quale erano stati occultati numerosi fascicoli relativi a crimini di guerra commessi dai nazifascisti durante l’occupazione sul territorio italiano: il tristemente famoso “armadio della vergogna”.

Furono il solo Ravalli o in misura maggiore “le concomitanti pressioni di ambienti influenti della politica e del mondo militare” ad impedire l’uscita del libro? Sta di fatto che da allora di Michael Palumbo non se ne sentì più parlare.

Dopo aver pubblicato, tra gli altri, libri sul carattere imperiale di Israele (The Palestinian Catastrophe: The 1948 Expulsion of a People from Their Homeland, 1987 e Imperial Israel: The History of the Occupation of the West Bank and Gaza, 1990) e sul caso Waldheim (The Waldheim Files: Myth and Reality, 1988), non si hanno notizie di un libro sul genocidio dei nativi americani (The extermination of the american indians) annunciato in “Italiani suscettibili”, un articolo di Repubblica dell’ 11 novembre 1989 sul dibattito seguito alla visione di Fascist Legacy.

Nell’aprile 1992 la prima tiratura de “L’olocausto rimosso” era pronta per raggiungere le librerie ma fu probabilmemente mandata al macero.

Nel luglio dello stesso anno il regista Massimo Sani, all’epoca parte dell’organico degli autori e registi di Rai Uno, realizzò la versione italiana di Fascist Legacy e riportò a tal proposito: “Mi adoperai ininterrottamente per ottenerne la messa in onda, ma fu tutto inutile. Poi venni invitato a soprassedere, poiché il momento non era dei migliori e si potevano prospettare pericoli di querele. Successivamente vennero raccolte firme da intellettuali, storici, autori di Cinema e di TV. Ma non accadde nulla. E ciò a tutt’oggi”. Si vedano ad esempio l’articolo di Angelo Del Boca “La Rai trasmetta il film sui crimini di Mussolini” su L’Unità del 7 giugno 1994 e “Vergogne tricolori” su L’Unità del 21 novembre 2002.

Qualcos’altro è invece accaduto in questi 28 anni, e di senso radicalmente opposto. Ad esempio il 30 marzo del 2004 il Parlamento ha istituito il Giorno del Ricordo (Legge 30 marzo 2004, n. 92) quale solennità civile da tenersi ogni 10 febbraio al fine della conservazione della memoria “...della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra...” (nonché “delle più complesse vicende del confine orientale”).

Sandi Volk in “Truffe, fuffe e fascisti… i “premiati” del giorno del ricordo, un bilancio provvisorio” , a proposito di quanto accaduto con i riconoscimenti nei primi dieci anni di applicazione della legge, scrive che “le persone da ricordare non sono state scelte a caso, ma si è voluto ricordare un ben determinato tipo di persone: sono gli appartenenti alle formazioni fasciste o collaborazioniste, della RSI (anche la Guardia di Finanza e la Polizia erano “Repubblicane”) o messe in piedi dai nazisti, i rappresentanti politici del fascismo, tutti attivamente coinvolti nella lotta contro il movimento partigiano, italiano o jugoslavo che fosse.”

“Stiamo parlando di una legge la cui approvazione ha rappresentato, come hanno esplicitamente affermato coloro che l’hanno sostenuta, da Fassino a Fini e Casini, l’avvenuta pacificazione tra italiani ed in cui è l’assenza di riferimenti al fascismo e al collaborazionismo ad essere il punto chiave: una assenza che visti i risultati concreti nell’attribuzione dei riconoscimenti non ha il significato di una pudica omissione, ma significa che il fascismo ed i fascisti non sono più qualcosa di cui vergognarsi, anzi. Sono ora diventati i rappresentanti di “un altro modo” di amare l’Italia, di essere “al servizio dell’Italia”, e in quanto tali pienamente legittimati ad essere sussunti nella nuova ideologia della Nazione che è stata costruita quale fondamento della Seconda Repubblica.”

“Si tratta della piena e definitiva legittimazione del fascismo come ideologia nazionale, anzi, del ristabilimento dell’equazione fascismo=italianità, e dell’inclusione dei fascisti nel pantheon della Nazione. Non si tratta di una legittimazione esclusivamente a posteriori, ma anche attuale, che ha fatto del 10 febbraio la giornata dell’orgoglio fascista, in cui i fascisti di oggi sfilano per le vie delle città e organizzano mostre, convegni, dibattiti e quant’altro finanziati e sostenuti dalle istituzioni pubbliche.”

testo alternativo
foto tratta da “Ventinove mesi di occupazione italiana nella provincia di Lubiana” di Giuseppe Piemontese (Lubiana, 1946)

Anche la copertina di questo libro censurato, che si preannunciava “come una vera e propria bomba editoriale”, è significativa: la foto dei contadini fucilati a Dane in Slovenia il 31 luglio 1942 dal Regio Esercito Italiano è stata per anni falsificata in occasione delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo, come illustrato dal dossier presente su questo sito, divenendo il simbolo di una memoria prima rimossa e poi capovolta.

Ivan Serra, 4 febbraio 2020

SCARICA IN FORMATO PDF IL PROLOGO DEL LIBRO “L’OLOCAUSTO RIMOSSO”

testo alternativo


Donald Trump fa esplodere tombe dei nativi americani in un’area protetta dall’Unesco per costruire il muro al confine col Messico



I lavori interessano la riserva naturale dell'Organ Pipe Cactus National Monument, in Arizona. Il presidente americano ha invocato motivazioni di sicurezza nazionale, potendo così aggirare le leggi a tutela dei beni culturali e paesaggistici.

Esplosioni all’interno della riserva naturale dell’Organ Pipe Cactus National Monument, protetta dall’Unesco, in Arizona, che colpiscono anche antichi siti di sepoltura dei nativi americani. Ad autorizzarlo è stata l’amministrazione guidata da Donald Trump allo scopo di costruire quasi 70 chilometri del muro di separazione tra Stati Uniti e Messico, fortemente voluto dal presidente americano. Dopo la denuncia delle comunità locali e delle associazioni, anche le autorità hanno confermato che “esplosioni controllate” sono già iniziate nella zona. Niente hanno potuto le leggi a tutela dei beni culturali e paesaggistici, visto che il tycoon ha invocato motivazioni di sicurezza nazionale.

..segue ./.

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