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La VOCE 2003

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La VOCE ANNO XXII N°7

marzo 2003

PAGINA G         - 39

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
segue da pag.38: donald trump fa esplodere tombe dei nativi americani in un’area protetta dall’unesco per costruire il muro al confine col messico. muro al confine col messico, i lavori nella riserva naturale protetta dall’unesco: esplosioni nelle tombe dei nativi. a esporsi per primo contro la decisione dell’amministrazione è stato raul grijalva, deputato democratico dell’arizona a capo del comitato sulle risorse naturali della camera, che ha parlato di un atto “sacrilego”, spiegando che le autorità non si sono nemmeno preoccupate di avvertire la tribù locale tohono o’odham. è proprio in questi luoghi, ha poi spiegato, che i nativi americani locali seppellivano i corpi dei rivali apache, in segno di rispetto. ed è sempre in quell’area che sono stati ritrovati manufatti risalenti a 10mila anni fa. a preoccupare i movimenti ambientalisti, però, non sono solo i danni ai siti di sepoltura, ma anche quelli alle falde acquifere e le conseguenze sulle specie selvatiche che popolano la zona desertica, diventata famosa perché esempio di ecosistema intatto tipico del deserto del sonora. e ad essere distrutti, hanno riferito i locali, sono stati anche degli antichi cactus che caratterizzano l’area e che per i nativi rappresentano la reincarnazione dei propri avi. postato da martha casa. ritratti di donne nella scienza: c'è una specificità femminile? intervista a piergiorgio odifreddi di maria mantello - (25 febbraio 2020) nel suo recente libro, il genio delle donne. breve storia della scienza al femminile, piergiorgio odifreddi ci presenta quella che definisce «la faccia nascosta» della narrazione sulle donne. appunto il genio delle donne, spesso misconosciuto e represso dal sistema di controllo patriarcale e sessista. a tutto questo, con la sua narrazione brillante e sferzante di sempre, piergiorgio odifreddi contrappone la sua rassegna di donne che si sono contraddistinte nel campo scientifico, scontrandosi con coraggio e caparbietà contro misoginia, pregiudizi e luoghi comuni. dalla filosofa alessandrina ipazia fino ai nostri giorni, nel libro vengono proposti i ritratti di ventiquattro donne: distanti per contesti storici e aree geografiche, nonché per modi di sentire e pensare; ma che tutte insieme hanno dato il loro significativo apporto per uscire dalla gabbie della supposta inferiorità delle donne. uno schema che l’autore ribalta decisamente, contrapponendovi, però, una sorta di essenza di donna che ne caratterizzerebbe la sua specificità di genere. una questione che farà discutere. partiamo dal titolo. cosa intende con «genio delle donne» e «scienza al femminile»? in realtà, il sottotitolo del libro recita «breve storia della scienza al femminile", ma sarebbe stato più accurato scrivere «brevi storie di scienza al femminile». mi sono infatti limitato a raccontare le storie di alcune donne, le cui vicende mi avevano colpito nell'ambito scientifico, mentre non ho affatto cercato di scrivere una storia sistematica delle donne nella scienza. in altre parole, si tratta più di un libro di racconti, che non di un saggio con pretese sociologiche: anche perché in quest'ultimo campo (dell'analisi sociologica) non ho alcuna competenza, e neppure un particolare interesse. lei parla di specificità femminile, non pensa che questa sia una riproposizione di modelli arcaici del dualismo "culturale" maschile/femminile? dipende naturalmente da come si pone il dualismo. se uno pensa che le donne siano buone solo a fare "le mogli e le madri", come rita levi montalcini lamentava di suo padre, e che la cultura sia una faccenda per soli uomini, allora effettivamente questo sarebbe vetero-maschilismo. se uno pensa invece che le donne e gli uomini siano diversi, cosa che sembra difficilmente negabile, e che questa diversità si debba o si possa incarnare in attitudini, capacità e modelli di vita diversi, allora siamo in un altro campo. cosa intende per altro campo? credo che qui, più che la contrapposizione tra maschilismo e femminismo, sia in gioco la complementarietà tra due modelli di femminismo: per semplificare, da un lato quello americano, alla betty friedan, e dall'altro quello francese, alla simone de beauvoir. il primo sottolinea il fatto che le donne devono avere diritti uguali agli uomini: in particolare, per quanto riguarda la scelta degli studi, l'ammontare degli stipendi, la scala delle carriere, eccetera. il secondo va oltre, e suggerisce che le donne non debbano soltanto essere pari agli uomini in un mondo creato a immagine e somiglianza di questi ultimi, ma possano invece proporre modelli alternativi di vita e di lavoro, basate sulle proprie specificità. «specificità»! una parola con cui oggi si mascherano i cantori della “complementarità” di genere: forma metabolizzata del maschilismo odierno che cerca di riproporre divisioni di compiti e ruoli sulla base di attitudini prefissate nell’essere uomo o donna…. certamente non è la scienza l’ambito in cui si manifesta questo maschilismo. ad esempio, oggi negli stati uniti e in iran (e non a caso cito due stati così antitetici) le donne sono in maggioranza nei dottorati e nelle lauree scientifiche complessive, ma l’aspetto interessante è che si distribuiscono in maniera regolare nello spettro delle varie discipline, diminuendo gradualmente nel passaggio dalla medicina, alla biologia, alla chimica, alla fisica e alla matematica. i dati che riporto nel libro, sia pure en passant, mostrano una regolarità che dovrebbe essere studiata, e non rimossa, e spiegata in maniera convincente, e non superficiale. per me, una parte della spiegazione sta appunto nell'idea che le donne siano più portate verso materie legate alla vita e alla concretezza, e meno per quelle astratte. ma in nome di questa distinzione le donne sono state relegate al ruolo di accudimento (madri e spose per vocazione sempre e comunque). facendo del pensiero che comunque è astrazione, una prerogativa maschile. questo è un altro problema. io parlavo di come le donne che hanno fatto del pensiero scientifico la propria professione, sembrano prediligere certi aspetti della ricerca scientifica ad altri. a questo proposito, il premio nobel per l'economia john nash, protagonista del film a beautiful mind, mi ha detto una volta che certe parti della matematica particolarmente astratte, come la logica (e lo diceva appunto a me, che sono un logico di professione...), fanno male alla salute mentale e tendono ad attrarre e a produrre un numero esagerato di "matti". c'è da riflettere sulla personalità di chi preferisce certe discipline (come me, appunto), e chi invece se ne sta saggiamente alla larga e preferisce campi più concreti. a proposito di "matti", la percentuale maggiore sta forse tra gli scacchisti, un campo nel quale nessuna donna è mai diventata campione mondiale. uno che invece lo è diventato, come aleksandr alechin, disse una volta al proposito, a mo' di spiegazione, che «le donne dimostrano la loro intelligenza non giocando a scacchi».
cambiando scacchiera prospettica… le donne e la politica… il rapporto fra donne e politica è un esempio della contrapposizione di cui ho appena parlato. le grandi donne della politica (golda meir, margaret thatcher, sonia gandhi, angela merkel, hillary clinton, eccetera) non sembrano aver proposto un modo molto diverso di affrontare i problemi sociali, economici e politici rispetto agli uomini dei loro paesi, purtroppo. se questo cambiasse, sarebbe un grande giorno per l'umanità, perché non se ne può veramente più di una certa politica, equamente suddivisa fra gli affaristi e gli incompetenti, di entrambi i generi, ma soprattutto maschi. io guardo con interesse a politiche quali la statunitense alexandria octavio-cortez o la finlandese sanna marin, che potrebbero proporre nuovi modelli alle donne in politica del futuro. e le scienziate in politica? lei porta un esempio notevole… nel mio libro parlo soltanto di una donna in politica, perché il mio focus era sulle scienziate. si tratta di margaret thatcher, che tutto era, tranne che una femminista (come dimostra il fatto che portava il cognome del marito), ma che aveva un background scientifico di tutto rispetto: un dottorato in chimica, preso sotto il premio nobel per la chimica dorothy hodgkin (questa sì un modello in tutti i campi, compreso quello politico). è significativo che quando thatcher arrivò a downing street, si vantò non di essere la prima donna a diventare primo ministro, ma di essere la prima scienziata. e infatti ha fatto la differenza non come donna, visto che non era molto diversa politicamente da ronald reagan, ma come scienziata: in particolare, nell'appoggiare la costruzione e il finanziamento del cern di ginevra. quali difficoltà ancora oggi per la ricerca scientifica “al femminile”? oggi l'accesso alle università e ai laboratori di ricerca non è più il problema maggiore che le donne devono affrontare nella scienza. i problemi le donne li trovano nel proseguimento delle carriere, una volta entrate nel posto di lavoro o di ricerca. molti di questi problemi sono ovviamente legati al maschilismo esistente, ma altri sono probabilmente prodotti dalla "specificità" alla quale alludevo in precedenza. in altre parole, il modello di carriera che oggi impera nelle industrie e nelle università richiede una dedizione totale e assoluta, per poter scalare i vari gradini che portano al vertice, uno dei quali è un orario di lavoro da ottanta ore alla settimana. è un modello insensato e inumano, oltre che stupidamente maschilista e machista. io non mi stupisco che molte donne preferiscano fare altro nella vita, dall'essere presenti in famiglia e in società, all'avere del tempo libero da utilizzare per se stesse: mi stupisco piuttosto che gli uomini siano così ciechi e sciocchi da perseguire essi stessi un modello del genere. e qui si potrebbe ripetere la battuta di alechin: le donne dimostrano la loro intelligenza, non vendendo l'anima al diavolo per diventare manager. la scelta di quelle che lei chiama le top model della scienza. c’è un filo che le lega? direi di no, a parte il fatto di essere tutte appunto delle "top model", nel senso positivo dell'espressione: cioè, modelli da additare agli uomini che pensano che le donne non possano eccellere nella scienza, e alle donne che vogliono perseguire una carriera scientifica. a parte l'eccellenza di ciascuna nel proprio campo scientifico, la mia scelta è stata fatta in base all'interesse delle loro vite. alla fine ne cito alcune altre, che non ho trattato in esteso perché non sapevo come raccontare la loro storia in maniera avvincente e attraente. tra tutte le scienziate che presenta nel suo libro, quale ha sentito più vicina per “affinità elettive”? direi due, sopra le altre: la marchesa di chatelet, compagna di voltaire e traduttrice di newton in francese, e sofja kovalewskaja, la cui vita dovrebbe diventare il soggetto di un romanzo o di un film. quest'ultima, in particolare, mi ha permesso di citare da un lato dostoevskij, marx e darwin, che lei e sua sorella hanno conosciuto e frequentato personalmente, e di mostrare come si possa essere allo stesso tempo grandi scienziati (matematici, nella fattispecie) e grandi umanisti (scrittori di romanzi e di teatro, nel caso suo). a conferma che la cultura non ha divisioni di genere, nei due sensi della parola (biologico e disciplinare). una breve risposta al pcl a proposito di "pacifismo ed antimperialismo". i militanti del pcl se la sono presa a male per un mio articolo su pacifismo ed antimperialismo e sulla mia analisi della manifestazione "pacifista"del 25 gennaio a roma. l'articolo, già anticipato dall'antidiplomatico ed altri siti, è in uscita sulla rivista on-line "la voce" dell'associazione gamadi". mi si accusa di malafede. lasciando da parte insulti, polemiche ed accuse di malafede, ma cercando solo di fare chiarezza, devo dire che i contenuti della risposta del pcl al mio articolo confermano la superficialità delle analisi dei gruppi troskisti, fatte essenzialmente di slogan ultra-rivoluzionari lontani dalla realtà. infatti si conferma il "rifiuto di un sostegno politico ai regimi dominanti in quei paesi", cioè quei paesi che sono stati presi di mira dall'imperialismo, in quanto "regimi dittatoriali". si afferma che "si, noi stiamo dalla parte delle rivoluzioni di massa contro quei regimi, in piena autonomia dalle loro direzioni liberali o piccolo-borghesi …". si parla di presunte "rivolte di massa in algeria, iraq, libia, o egitto". sembra che per i militanti troskisti qualsiasi gruppo dei fratelli musulmani, o dei gruppi fondamentalisti wahabiti e takfiriti, o degli integralisti islamici ceceni, uiguri, turkmeni, o magari dei figli privilegiati della borghesia filo-occidentale iraniana, scenda in piazza (con il sostegno dei media, dei governi, dei servizi segreti e delle ong occidentali), segni l'inizio di un genuino tentativo rivoluzionario. ma noi sappiamo benissimo da dove sono partite le false primavere arabe, ormai fallite. l'opposizione egiziana era incentrata sui fratelli musulmani con l'appoggio di una fitta rete di bloggers formati negli usa e collegati a siti e ong usa (come persino uno studio ad hoc dell'ispi ha messo in luce citando sigle e nomi). l'opposizione armata algerina era basata su feroci gruppi takfiriti, mentre anche quella "pacifica" tunisina aveva come massima colonna portante la fratellanza musulmana con la patetica copertura di qualche partito di "sinistra". la rivolta in libia è stata condotta da militanti della fratellanza musulmana e di altri gruppi fondamentalisti, ben foraggiati da qatar, turchia, francia, uk, usa, ecc. le agitazioni in libano ed iraq sono condotte prevalentemente da estremisti sunniti e gruppetti sciiti dissidenti foraggiati dall'arabia saudita. la rivolta armata siriana, ampiamente foraggiata e rifornita da usa, francia, uk, arabia saudita, qatar, ecc. - ed in gran parte non formata da siriani, ma da mercenari stranieri - ha trovato, così come le sommosse in altri paesi - il pieno appoggio di potenti ong occidentali finanziate da soros o direttamente dai governi occidentali, come gli elmetti bianchi, e medici senza frontiere (sempre pronti a costruire ospedali da campo per i "ribelli" ed a denunciare fantomatici attacchi chimici). anche amnesty international ha fatto il suo alimentando per anni il mito di un fantomatico "agente caesar" che avrebbe fotografato i corpi torturati degli oppositori, ma che nessuno ha mai visto o conosciuto. un ponte per, la ong tra i principali organizzatori della manifestazione del 25, si è distinta per anni sotto la direzione di martina pignatti ed oggi di fabio alberti , nel sostenere i tagliagole siriani ed i secessionisti curdi in siria ed iraq. ma perché non risalire ai militanti di otpor, tanto cari in occidente, che organizzarono il colpo di stato contro milosevic, o i gruppi nazisti ucraini finanziati ed armati dagli usa per rovesciare il governo ucraino, o alla tragicomica fallita rivolta dell'agente usa guaidò in venezuela? accreditare queste orribili rivolte reazionarie, foraggiate e sostenute dagli imperialismi occidentali (usa ed ue) come rivolte popolari verso il socialismo è veramente fuorviante. lasciando stare le questioni di buona o cattiva fede, l'atteggiamento dei movimenti troskisti ed anarchici che nega la solidarietà a governi, che cercano di guidare fuori dalle secche del sottosviluppo e della dipendenza paesi ex-coloniali, è una strategia miope. molti di questi governi furono fondati da giovani ufficiali rivoluzionari dell'esercito (come in egitto, libia, siria, turchia, iraq, venezuela, ecc.), o da movimenti piccolo-borghesi, come il fronte di liberazione algerino. bene fece lenin ad appoggiare ataturk e l'urss ad appoggiare nasser e gheddafi. bene fa la russia ad appoggiare maduro ed assad, presidente eletto a grande maggioranza in regolari elezioni, intorno a cui si è stretta la siria per non essere balcanizzata. le strategie trotskiste purtroppo si ripetono da 100 canni, da quando si opponevano ai tentativi dell'urss di costruire negli anni '30 un fronte popolare antifascista, ed anzi cercavano di rovesciarne il governo. questi atteggiamenti settari hanno significato un sostanziale isolamento, sterilità, e possibilità di strumentalizzazioni. per quanto riguarda la manifestazione del 25, io, come militante di no war, gamadi, lista no nato e comitato con la palestina nel cuore (ed ex-militante pci anni '50, sessantottino e rifondazione prima del disastro bertinottiano), ho preferito non andarci per non avvallare le fasulle parole d'ordine con cui era stata lanciata, e da cui la "sinistra di opposizione" che ha voluto essere presente non è riuscita a distinguersi. mi interrompo per non incorrere in eccessi di logorrea, ma sono disponibilissimo a parlare con che intenda fare una discussione seria, cordiali saluti (in buona fede), vincenzo brandi.
Segue da Pag.38: Donald Trump fa esplodere tombe dei nativi americani in un’area protetta dall’Unesco per costruire il muro al confine col Messico



Muro al confine col Messico, i lavori nella riserva naturale protetta dall’Unesco: esplosioni nelle tombe dei nativi

A esporsi per primo contro la decisione dell’amministrazione è stato Raul Grijalva, Deputato democratico dell’Arizona a capo del Comitato sulle risorse naturali della Camera, che ha parlato di un atto “sacrilego”, spiegando che le autorità non si sono nemmeno preoccupate di avvertire la tribù locale Tohono O’odham. È proprio in questi luoghi, ha poi spiegato, che i nativi americani locali seppellivano i corpi dei rivali Apache, in segno di rispetto. Ed è sempre in quell’area che sono stati ritrovati manufatti risalenti a 10mila anni fa.

A preoccupare i movimenti ambientalisti, però, non sono solo i danni ai siti di sepoltura, ma anche quelli alle falde acquifere e le conseguenze sulle specie selvatiche che popolano la zona desertica, diventata famosa perché esempio di ecosistema intatto tipico del deserto del Sonora. E ad essere distrutti, hanno riferito i locali, sono stati anche degli antichi cactus che caratterizzano l’area e che per i nativi rappresentano la reincarnazione dei propri avi.

Postato da MARTHA CASA

Ritratti di donne nella scienza:
c'è una specificità femminile?
Intervista a Piergiorgio Odifreddi

di Maria Mantello - (25 febbraio 2020)

Nel suo recente libro, Il genio delle donne. Breve storia della scienza al femminile, Piergiorgio Odifreddi ci presenta quella che definisce «la faccia nascosta» della narrazione sulle donne. Appunto il genio delle donne, spesso misconosciuto e represso dal sistema di controllo patriarcale e sessista. A tutto questo, con la sua narrazione brillante e sferzante di sempre, Piergiorgio Odifreddi contrappone la sua rassegna di donne che si sono contraddistinte nel campo scientifico, scontrandosi con coraggio e caparbietà contro misoginia, pregiudizi e luoghi comuni.

Dalla filosofa alessandrina Ipazia fino ai nostri giorni, nel libro vengono proposti i ritratti di ventiquattro donne: distanti per contesti storici e aree geografiche, nonché per modi di sentire e pensare; ma che tutte insieme hanno dato il loro significativo apporto per uscire dalla gabbie della supposta inferiorità delle donne.

Uno schema che l’autore ribalta decisamente, contrapponendovi, però, una sorta di essenza di donna che ne caratterizzerebbe la sua specificità di genere.

Una questione che farà discutere.

Partiamo dal titolo. Cosa intende con «Genio delle donne» e «Scienza al femminile»?

In realtà, il sottotitolo del libro recita «Breve storia della scienza al femminile", ma sarebbe stato più accurato scrivere «Brevi storie di scienza al femminile». Mi sono infatti limitato a raccontare le storie di alcune donne, le cui vicende mi avevano colpito nell'ambito scientifico, mentre non ho affatto cercato di scrivere una storia sistematica delle donne nella scienza. In altre parole, si tratta più di un libro di racconti, che non di un saggio con pretese sociologiche: anche perché in quest'ultimo campo (dell'analisi sociologica) non ho alcuna competenza, e neppure un particolare interesse.

Lei parla di specificità femminile, non pensa che questa sia una riproposizione di modelli arcaici del dualismo "culturale" maschile/femminile?

Dipende naturalmente da come si pone il dualismo. Se uno pensa che le donne siano buone solo a fare "le mogli e le madri", come Rita Levi Montalcini lamentava di suo padre, e che la cultura sia una faccenda per soli uomini, allora effettivamente questo sarebbe vetero-maschilismo. Se uno pensa invece che le donne e gli uomini siano diversi, cosa che sembra difficilmente negabile, e che questa diversità si debba o si possa incarnare in attitudini, capacità e modelli di vita diversi, allora siamo in un altro campo.

Cosa intende per altro campo?

Credo che qui, più che la contrapposizione tra maschilismo e femminismo, sia in gioco la complementarietà tra due modelli di femminismo: per semplificare, da un lato quello americano, alla Betty Friedan, e dall'altro quello francese, alla Simone de Beauvoir. Il primo sottolinea il fatto che le donne devono avere diritti uguali agli uomini: in particolare, per quanto riguarda la scelta degli studi, l'ammontare degli stipendi, la scala delle carriere, eccetera. Il secondo va oltre, e suggerisce che le donne non debbano soltanto essere pari agli uomini in un mondo creato a immagine e somiglianza di questi ultimi, ma possano invece proporre modelli alternativi di vita e di lavoro, basate sulle proprie specificità.

«Specificità»! Una parola con cui oggi si mascherano i cantori della “complementarità” di genere: forma metabolizzata del maschilismo odierno che cerca di riproporre divisioni di compiti e ruoli sulla base di attitudini prefissate nell’essere uomo o donna….

Certamente non è la scienza l’ambito in cui si manifesta questo maschilismo. Ad esempio, oggi negli Stati Uniti e in Iran (e non a caso cito due stati così antitetici) le donne sono in maggioranza nei dottorati e nelle lauree scientifiche complessive, ma l’aspetto interessante è che si distribuiscono in maniera regolare nello spettro delle varie discipline, diminuendo gradualmente nel passaggio dalla medicina, alla biologia, alla chimica, alla fisica e alla matematica. I dati che riporto nel libro, sia pure en passant, mostrano una regolarità che dovrebbe essere studiata, e non rimossa, e spiegata in maniera convincente, e non superficiale. Per me, una parte della spiegazione sta appunto nell'idea che le donne siano più portate verso materie legate alla vita e alla concretezza, e meno per quelle astratte.

Ma in nome di questa distinzione le donne sono state relegate al ruolo di accudimento (madri e spose per vocazione sempre e comunque). Facendo del pensiero che comunque è astrazione, una prerogativa maschile.

Questo è un altro problema. Io parlavo di come le donne che hanno fatto del pensiero scientifico la propria professione, sembrano prediligere certi aspetti della ricerca scientifica ad altri. A questo proposito, il premio Nobel per l'economia John Nash, protagonista del film A beautiful mind, mi ha detto una volta che certe parti della matematica particolarmente astratte, come la logica (e lo diceva appunto a me, che sono un logico di professione...), fanno male alla salute mentale e tendono ad attrarre e a produrre un numero esagerato di "matti". C'è da riflettere sulla personalità di chi preferisce certe discipline (come me, appunto), e chi invece se ne sta saggiamente alla larga e preferisce campi più concreti.

A proposito di "matti", la percentuale maggiore sta forse tra gli scacchisti, un campo nel quale nessuna donna è mai diventata campione mondiale. Uno che invece lo è diventato, come Aleksandr Alechin, disse una volta al proposito, a mo' di spiegazione, che «le donne dimostrano la loro intelligenza non giocando a scacchi».

Cambiando scacchiera prospettica… Le donne e la politica…

Il rapporto fra donne e politica è un esempio della contrapposizione di cui ho appena parlato. Le grandi donne della politica (Golda Meir, Margaret Thatcher, Sonia Gandhi, Angela Merkel, Hillary Clinton, eccetera) non sembrano aver proposto un modo molto diverso di affrontare i problemi sociali, economici e politici rispetto agli uomini dei loro paesi, purtroppo. Se questo cambiasse, sarebbe un grande giorno per l'umanità, perché non se ne può veramente più di una certa politica, equamente suddivisa fra gli affaristi e gli incompetenti, di entrambi i generi, ma soprattutto maschi. Io guardo con interesse a politiche quali la statunitense Alexandria Octavio-Cortez o la finlandese Sanna Marin, che potrebbero proporre nuovi modelli alle donne in politica del futuro.

E le scienziate in politica? lei porta un esempio notevole…

Nel mio libro parlo soltanto di una donna in politica, perché il mio focus era sulle scienziate. Si tratta di Margaret Thatcher, che tutto era, tranne che una femminista (come dimostra il fatto che portava il cognome del marito), ma che aveva un background scientifico di tutto rispetto: un dottorato in chimica, preso sotto il premio Nobel per la chimica Dorothy Hodgkin (questa sì un modello in tutti i campi, compreso quello politico). È significativo che quando Thatcher arrivò a Downing Street, si vantò non di essere la prima donna a diventare primo ministro, ma di essere la prima scienziata.

E infatti ha fatto la differenza non come donna, visto che non era molto diversa politicamente da Ronald Reagan, ma come scienziata: in particolare, nell'appoggiare la costruzione e il finanziamento del Cern di Ginevra.

Quali difficoltà ancora oggi per la ricerca scientifica “al femminile”?

Oggi l'accesso alle università e ai laboratori di ricerca non è più il problema maggiore che le donne devono affrontare nella scienza. I problemi le donne li trovano nel proseguimento delle carriere, una volta entrate nel posto di lavoro o di ricerca. Molti di questi problemi sono ovviamente legati al maschilismo esistente, ma altri sono probabilmente prodotti dalla "specificità" alla quale alludevo in precedenza.

In altre parole, il modello di carriera che oggi impera nelle industrie e nelle università richiede una dedizione totale e assoluta, per poter scalare i vari gradini che portano al vertice, uno dei quali è un orario di lavoro da ottanta ore alla settimana. È un modello insensato e inumano, oltre che stupidamente maschilista e machista. Io non mi stupisco che molte donne preferiscano fare altro nella vita, dall'essere presenti in famiglia e in società, all'avere del tempo libero da utilizzare per se stesse: mi stupisco piuttosto che gli uomini siano così ciechi e sciocchi da perseguire essi stessi un modello del genere. E qui si potrebbe ripetere la battuta di Alechin: le donne dimostrano la loro intelligenza, non vendendo l'anima al diavolo per diventare manager.

La scelta di quelle che lei chiama le top model della scienza. C’è un filo che le lega?

Direi di no, a parte il fatto di essere tutte appunto delle "top model", nel senso positivo dell'espressione: cioè, modelli da additare agli uomini che pensano che le donne non possano eccellere nella scienza, e alle donne che vogliono perseguire una carriera scientifica. A parte l'eccellenza di ciascuna nel proprio campo scientifico, la mia scelta è stata fatta in base all'interesse delle loro vite. Alla fine ne cito alcune altre, che non ho trattato in esteso perché non sapevo come raccontare la loro storia in maniera avvincente e attraente.

Tra tutte le scienziate che presenta nel suo libro, quale ha sentito più vicina per “affinità elettive”?

Direi due, sopra le altre: la marchesa di Chatelet, compagna di Voltaire e traduttrice di Newton in francese, e Sofja Kovalewskaja, la cui vita dovrebbe diventare il soggetto di un romanzo o di un film. Quest'ultima, in particolare, mi ha permesso di citare da un lato Dostoevskij, Marx e Darwin, che lei e sua sorella hanno conosciuto e frequentato personalmente, e di mostrare come si possa essere allo stesso tempo grandi scienziati (matematici, nella fattispecie) e grandi umanisti (scrittori di romanzi e di teatro, nel caso suo). A conferma che la cultura non ha divisioni di genere, nei due sensi della parola (biologico e disciplinare).

Una breve risposta al PCL a proposito di "Pacifismo ed Antimperialismo".

I militanti del PCL se la sono presa a male per un mio articolo su Pacifismo ed Antimperialismo e sulla mia analisi della manifestazione "pacifista"del 25 gennaio a Roma. L'articolo, già anticipato dall'Antidiplomatico ed altri siti, è in uscita sulla rivista on-line "La Voce" dell'associazione GAMADI". Mi si accusa di malafede. Lasciando da parte insulti, polemiche ed accuse di malafede, ma cercando solo di fare chiarezza, devo dire che i contenuti della risposta del PCL al mio articolo confermano la superficialità delle analisi dei gruppi troskisti, fatte essenzialmente di slogan ultra-rivoluzionari lontani dalla realtà. Infatti si conferma il "rifiuto di un sostegno politico ai regimi dominanti in quei paesi", cioè quei paesi che sono stati presi di mira dall'Imperialismo, in quanto "regimi dittatoriali". Si afferma che "si, noi stiamo dalla parte delle rivoluzioni di massa contro quei regimi, in piena autonomia dalle loro direzioni liberali o piccolo-borghesi …". Si parla di presunte "rivolte di massa in Algeria, Iraq, Libia, o Egitto". Sembra che per i militanti troskisti qualsiasi gruppo dei Fratelli Musulmani, o dei gruppi fondamentalisti wahabiti e takfiriti, o degli integralisti islamici ceceni, uiguri, turkmeni, o magari dei figli privilegiati della borghesia filo-occidentale iraniana, scenda in piazza (con il sostegno dei media, dei governi, dei servizi segreti e delle ONG occidentali), segni l'inizio di un genuino tentativo rivoluzionario.

Ma noi sappiamo benissimo da dove sono partite le false Primavere Arabe, ormai fallite. L'opposizione egiziana era incentrata sui Fratelli Musulmani con l'appoggio di una fitta rete di bloggers formati negli USA e collegati a siti e ONG USA (come persino uno studio ad hoc dell'ISPI ha messo in luce citando sigle e nomi). L'opposizione armata algerina era basata su feroci gruppi takfiriti, mentre anche quella "pacifica" tunisina aveva come massima colonna portante la Fratellanza Musulmana con la patetica copertura di qualche partito di "sinistra". La rivolta in Libia è stata condotta da militanti della Fratellanza Musulmana e di altri gruppi fondamentalisti, ben foraggiati da Qatar, Turchia, Francia, UK, USA, ecc. Le agitazioni in Libano ed Iraq sono condotte prevalentemente da estremisti sunniti e gruppetti sciiti dissidenti foraggiati dall'Arabia Saudita. La rivolta armata siriana, ampiamente foraggiata e rifornita da USA, Francia, UK, Arabia Saudita, Qatar, ecc. - ed in gran parte non formata da Siriani, ma da mercenari stranieri - ha trovato, così come le sommosse in altri paesi - il pieno appoggio di potenti ONG occidentali finanziate da Soros o direttamente dai governi occidentali, come gli Elmetti Bianchi, e Medici senza Frontiere (sempre pronti a costruire ospedali da campo per i "ribelli" ed a denunciare fantomatici attacchi chimici). Anche Amnesty International ha fatto il suo alimentando per anni il mito di un fantomatico "Agente Caesar" che avrebbe fotografato i corpi torturati degli oppositori, ma che nessuno ha mai visto o conosciuto. Un Ponte Per, la ONG tra i principali organizzatori della manifestazione del 25, si è distinta per anni sotto la direzione di Martina Pignatti ed oggi di Fabio Alberti , nel sostenere i tagliagole siriani ed i secessionisti curdi in Siria ed Iraq. Ma perché non risalire ai militanti di Otpor, tanto cari in occidente, che organizzarono il colpo di stato contro Milosevic, o i gruppi nazisti ucraini finanziati ed armati dagli USA per rovesciare il governo ucraino, o alla tragicomica fallita rivolta dell'agente USA Guaidò in Venezuela?

Accreditare queste orribili rivolte reazionarie, foraggiate e sostenute dagli Imperialismi occidentali (USA ed UE) come rivolte popolari verso il socialismo è veramente fuorviante. Lasciando stare le questioni di buona o cattiva fede, l'atteggiamento dei movimenti troskisti ed anarchici che nega la solidarietà a governi, che cercano di guidare fuori dalle secche del sottosviluppo e della dipendenza paesi ex-coloniali, è una strategia miope. Molti di questi governi furono fondati da giovani ufficiali rivoluzionari dell'esercito (come in Egitto, Libia, Siria, Turchia, Iraq, Venezuela, ecc.), o da movimenti piccolo-borghesi, come il Fronte di Liberazione algerino. Bene fece Lenin ad appoggiare Ataturk e l'URSS ad appoggiare Nasser e Gheddafi. Bene fa la Russia ad appoggiare Maduro ed Assad, presidente eletto a grande maggioranza in regolari elezioni, intorno a cui si è stretta la Siria per non essere balcanizzata. Le strategie trotskiste purtroppo si ripetono da 100 canni, da quando si opponevano ai tentativi dell'URSS di costruire negli anni '30 un fronte popolare antifascista, ed anzi cercavano di rovesciarne il governo. Questi atteggiamenti settari hanno significato un sostanziale isolamento, sterilità, e possibilità di strumentalizzazioni.

Per quanto riguarda la manifestazione del 25, io, come militante di NO War, GAMADI, Lista NO NATO e Comitato con la Palestina nel Cuore (ed ex-militante PCI anni '50, sessantottino e Rifondazione prima del disastro bertinottiano), ho preferito non andarci per non avvallare le fasulle parole d'ordine con cui era stata lanciata, e da cui la "sinistra di opposizione" che ha voluto essere presente non è riuscita a distinguersi. Mi interrompo per non incorrere in eccessi di logorrea, ma sono disponibilissimo a parlare con che intenda fare una discussione seria, cordiali saluti (in Buona Fede), Vincenzo Brandi

  P R E C E D E N T E   

    S U C C E S S I V A  

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