la persecuzione di assange ed i giornalisti comprati.
dalla jugoslavia, alla siria, a regeni.
il giornalista australiano assange è in attesa a londra della decisione di un tribunale britannico sulla richiesta di estradizione da parte degli stati uniti. assange è accusato di aver diffuso sul sito wikileaks documenti statunitensi, in gran parte forniti dal soldato chelsea manning (anche lui perseguitato ed in galera negli usa), che attestano le malefatte, le uccisioni e le stragi compiute dall’esercito statunitense durante le varie imprese imperiali degli usa. se la richiesta venisse accolta, assange – già perseguitato per 10 anni dal governo svedese, alleato degli usa, con una falsa accusa di stupro, poi completamente caduta – rischia di rimanere in galera a vita. la cattura di assange, che si era rifugiato nell’ambasciata equadoriana, è stata resa possibile dal tradimento del nuovo presidente equadoriano lenin moreno, che, su pressione statunitense, lo ha fatto rapire all’interno dell’ambasciata ignorando il principio dell’asilo politico. una recente manifestazione per assange a roma ed in altre città italiane e del mondo ha ricordato questi episodi che coprono di vergogna i nostri governi “democratici” dell’occidente.
è inevitabile a questo punto il confronto con la nutrita schiera dei giornalisti occidentali che hanno affidato le loro brillanti carriere ad un uso sistematico della menzogna, regolando i loro articoli sulle precise indicazioni che vengono loro dai governi degli usa e di altri paesi della nato, dai servizi segreti occidentali e dai grandi gruppi capitalistici e finanziari. un recente libro del “grande” giornalista tedesco ulfkotte, recentemente scomparso, dal titolo che non ha bisogno di commenti, “giornalisti comprati”, coraggiosamente presentato in italia dall’editore zambon con una prefazione di diego siragusa, ha descritto il fenomeno per esperienza diretta. ulfkotte confessa apertamente di essere stato anche lui pagato per diffondere false notizie, e denuncia, dopo essersi pentito, la maggior parte dei giornalisti tedeschi per aver accettato soldi, prebende, avanzamenti di carriera, in cambio della manipolazione delle notizie a favore del governo, della nato, degli usa, e di altri poteri forti. un libro in cui veniva descritta la sistematica manipolazione delle notizie da parte di giornalisti e commentatori vari fu scritto pochi anni fa in italia anche da vladimiro giacché con il titolo “la fabbrica del falso”. anch’esso non ha bisogno di commenti. un altro libro in materia fu scritto dal prof. borgognone, ed un altro ancora dall’altro giornalista tedesco elsasser con particolare riferimento alle guerre in jugoslavia (“menzogne di guerra”). anche gli amici mario albanesi, fulvio grimaldi, marinella correggia e tanti altri hanno contribuito allo sputtanamento dei bugiardi.
tra le bugie dei giornalisti corrotti sono particolarmente odiose quelle dedicate alla politica estera per giustificare guerre ed aggressioni. il primo ministro jugoslavo milošević fu paragonato dalla stampa occidentale ad hitler, poi rapito, processato con accuse riconosciute come false dopo la sua morte, avvenuta in circostanze poco chiare nelle prigioni dell’aja. i serbi furono accusati di presunte stragi a sarajevo, srebenica, e rakac nel kossovo; e queste false notizie servirono a giustificare le aggressioni della nato. gheddafi fu accusato falsamente di aver fatto bombardare folle di manifestanti a tripoli e di aver fornito viagra ai suoi soldati per indurli a stuprare le oppositrici. queste ridicole ed assurde accuse servirono a distruggere la libia ed assassinare il suo presidente. le accuse di usare armi chimiche e di torturare gli oppositori sono servite a mettere sotto accusa il presidente regolarmente eletto della siria, bashar al-assad, e giustificare l’appoggio occidentale alle peggiori bande.
assad, terroriste di al-qaeda e dei fratelli musulmani che hanno cercato di destabilizzare la siria. i golpisti nazisti di kiev ed il ridicolo “presidente autoeletto” del venezuela guaidò sono stati fatti passare per autentici democratici. ora l’epidemia coronavirus viene usata da qualche sciacallo per sparlare della cina, mentre sempre più incredibili sono le accuse contro il presidente della corea popolare kim jong un, che addirittura farebbe assassinare gli oppositori con cannoni antiaerei (ma perché non usare metodi più semplici?).
in queste accuse si sono distinte, oltre che giornalisti compiacenti, anche alcune notissime ong che vanno per la maggiore. amnesty international ha mandato in giro per tutto il mondo una mostra fotografica consistente in immagini di cadaveri di persone torturate, che sarebbero stati fotografati da un fantomatico agente della polizia siriana pentito, noto col soprannome di caesar. ma quando ho chiesto a membri di amnesty il nome di questo caesar e come facessero ad affermare che quelle foto fossero realmente foto di oppositori siriani, nessuno ha saputo rispondere. lo stesso è avvenuto quando un gruppo dell’organizzazione pacifista no war di cui faccio parte chiese a medici senza frontiere su quali basi avessero diffuso la notizia di un attacco chimico a douma, alla periferia di damasco, nel 1913, in cui sarebbero morti 1500 civili. anche loro non seppero dare una risposta. ripetevano a pappagallo notizie diffuse dai nemici del governo della siria (quello regolarmente eletto e riconosciuto dall’onu). anche nel caso della campagna orchestrata contro l’egitto per il caso regeni, se chiediamo la verità, allora vorremmo sapere tutta la verità. vorremo sapere, ad esempio, perché regeni avesse lavorato per la oxford analytica, una società i cui dirigenti erano john negroponte, noto agente della cia, organizzatore degli “squadroni della morte” in america centrale, colin mccoll, ex dirigente del servizio segreto inglese mi6 , ed il sig. young già consigliere privilegiato di presidenti statunitensi. vorremmo sapere perché regeni ha tentato di arruolare nell’ambito di un fantomatico “progetto” un sindacalista egiziano, che poi lo ha denunciato, e come mai il corpo di regeni (che i servizi segreti egiziani avrebbero potuto facilmente far sparire, se fossero stati loro i colpevoli dell’omicidio) sia stato esibito in un luogo frequentato, non lontano da una sede degli stessi servizi, e proprio nel giorno in cui doveva essere siglato un accordo miliardario tra eni ed egitto. la possibilità di una “provocazione” per far fallire l’accordo, attuato con il sacrificio di un personaggio minore già “bruciato”, è molto reale, e male fanno anche giornali come il “manifesto” o il “fatto quotidiano” ad alimentare a senso unico il “caso regeni”.
oggi che l’esercito siriano sta scacciando i terroristi sostenuti dall’esercito turco dalle loro ultime basi, si leva dai loro sostenitori sconfitti – che non possono fare altro – un coro di proteste contro i presunti bombardamenti di scuole ed ospedali da parte dell’aviazione russa e dell’artiglieria siriana. se ne fanno portavoce, non solo 14 ministri europei, in una lettera aperta piena di bugie, ma anche i giornalisti “progressisti” di lettera 21. invece di accusare per le sofferenze del popolo siriano i terroristi che hanno tenuto in ostaggio per 7 anni la provincia di idlib, viene accusato il governo siriano, che ha il dovere di liberare tutto il suolo nazionale dal terrorismo diretto dall’esterno. le vittorie dell’esercito e del popolo siriani, che si stringono intorno al loro presidente, sono un’adeguata risposta a queste ennesime ipocrisie menzognere.
roma 27.febbraio, 2020 vincenzo brandi.
LA
PERSECUZIONE DI ASSANGE ED I GIORNALISTI COMPRATI
Dalla
Jugoslavia, alla Siria, a Regeni
Il
giornalista australiano Assange
è in attesa a Londra della decisione di un tribunale britannico
sulla richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti. Assange è
accusato di aver diffuso sul sito Wikileaks
documenti statunitensi, in gran parte forniti dal soldato
Chelsea
Manning
(anche lui perseguitato ed in galera negli USA), che attestano le
malefatte, le uccisioni e le stragi compiute dall’esercito
statunitense durante le varie imprese imperiali degli USA. Se la
richiesta venisse accolta, Assange – già perseguitato per 10 anni
dal Governo svedese, alleato degli USA, con una falsa accusa di
stupro, poi completamente caduta – rischia di rimanere in galera a
vita. La cattura di Assange, che si era rifugiato nell’Ambasciata
equadoriana, è stata resa possibile dal tradimento del nuovo
Presidente equadoriano Lenin
Moreno,
che, su pressione statunitense, lo ha fatto rapire all’interno
dell’Ambasciata ignorando il principio dell’asilo politico. Una
recente manifestazione per Assange a Roma ed in altre città italiane
e
del
mondo ha ricordato questi episodi che coprono di vergogna i nostri
governi “democratici” dell’Occidente.
È
inevitabile
a questo punto il confronto con la nutrita schiera dei giornalisti
occidentali che hanno affidato le loro brillanti carriere ad un uso
sistematico della menzogna, regolando i loro articoli sulle precise
indicazioni che vengono loro dai Governi degli USA e di altri Paesi
della NATO, dai servizi segreti occidentali e dai grandi gruppi
capitalistici e finanziari. Un recente libro del “grande”
giornalista tedesco Ulfkotte,
recentemente scomparso, dal titolo che non ha bisogno di commenti,
“Giornalisti
comprati”,
coraggiosamente presentato in Italia dall’editore Zambon
con una prefazione di Diego
Siragusa,
ha descritto il fenomeno per esperienza diretta. Ulfkotte confessa
apertamente di essere stato anche lui pagato per diffondere false
notizie, e denuncia, dopo essersi pentito, la maggior parte dei
giornalisti tedeschi per aver accettato soldi, prebende, avanzamenti
di carriera, in cambio della manipolazione delle notizie a favore del
Governo, della NATO, degli USA, e di altri poteri forti. Un libro in
cui veniva descritta la sistematica manipolazione delle notizie da
parte di giornalisti e commentatori vari fu scritto pochi anni fa in
Italia anche da Vladimiro
Giacché con
il titolo “La
Fabbrica del Falso”.
Anch’esso non ha bisogno di commenti. Un altro libro in materia fu
scritto dal Prof.
Borgognone,
ed un altro ancora dall’altro giornalista tedesco Elsasser
con
particolare riferimento alle guerre in Jugoslavia (“Menzogne
di Guerra”).
Anche gli amici Mario
Albanesi,
Fulvio
Grimaldi,
Marinella
Correggia
e tanti altri hanno contribuito allo sputtanamento dei bugiardi.
Tra
le bugie dei giornalisti corrotti sono particolarmente odiose quelle
dedicate alla politica estera per giustificare guerre ed aggressioni.
Il primo ministro jugoslavo Milošević
fu paragonato dalla stampa occidentale ad Hitler, poi rapito,
processato con accuse riconosciute come false dopo la sua morte,
avvenuta in circostanze poco chiare nelle prigioni dell’Aja. I
Serbi furono accusati di presunte stragi a Sarajevo, Srebenica, e
Rakac nel Kossovo; e queste false notizie servirono a giustificare le
aggressioni della NATO. Gheddafi
fu
accusato falsamente di aver fatto bombardare folle di manifestanti a
Tripoli e di aver fornito Viagra ai suoi soldati per indurli a
stuprare le oppositrici. Queste ridicole ed assurde accuse servirono
a distruggere la Libia ed assassinare il suo Presidente. Le accuse di
usare armi chimiche e di torturare gli oppositori sono servite a
mettere sotto accusa il Presidente regolarmente eletto della Siria,
Bashar
al-Assad,
e giustificare l’appoggio occidentale alle peggiori
|
bande
terroriste di Al-Qaeda
e dei Fratelli Musulmani che hanno cercato di destabilizzare la
Siria. I golpisti nazisti di Kiev ed il ridicolo “presidente
autoeletto” del Venezuela Guaidò
sono
stati fatti passare per autentici democratici. Ora l’epidemia
Coronavirus viene usata da qualche sciacallo per sparlare della Cina,
mentre sempre più incredibili sono le accuse contro il Presidente
della Corea Popolare Kim
Jong Un,
che addirittura farebbe assassinare gli oppositori con cannoni
antiaerei (ma perché non usare metodi più semplici?).
In
queste accuse si sono distinte, oltre che giornalisti compiacenti,
anche alcune notissime ONG che vanno per la maggiore. Amnesty
International
ha mandato in giro per tutto il mondo una mostra fotografica
consistente in immagini di cadaveri di persone torturate, che
sarebbero stati fotografati da un fantomatico agente della polizia
siriana pentito, noto col soprannome di Caesar.
Ma quando ho chiesto a membri di Amnesty il nome di questo Caesar e
come facessero ad affermare che quelle foto fossero realmente foto di
oppositori siriani, nessuno ha saputo rispondere. Lo stesso è
avvenuto quando un gruppo dell’organizzazione pacifista No War di
cui faccio parte chiese a Medici
Senza Frontiere
su quali basi avessero diffuso la notizia di un attacco chimico a
Douma,
alla periferia di Damasco, nel 1913, in cui sarebbero morti
1500 civili. Anche loro non seppero dare una risposta. Ripetevano a
pappagallo notizie diffuse dai nemici del Governo della Siria (quello
regolarmente eletto e riconosciuto dall’ONU). Anche nel caso della
campagna orchestrata contro l’Egitto per il caso
Regeni,
se chiediamo la verità, allora vorremmo sapere tutta
la verità.
Vorremo sapere, ad esempio, perché Regeni avesse lavorato per la
Oxford
Analytica,
una società i cui dirigenti erano John
Negroponte,
noto agente della CIA, organizzatore degli “squadroni della morte”
in America Centrale, Colin
McColl,
ex dirigente del servizio segreto inglese MI6
, ed il Sig. Young
già consigliere privilegiato di presidenti statunitensi. Vorremmo
sapere perché Regeni ha tentato di arruolare nell’ambito di un
fantomatico “progetto” un sindacalista egiziano, che poi lo ha
denunciato, e come mai il corpo di Regeni (che i Servizi Segreti
egiziani avrebbero potuto facilmente far sparire, se fossero stati
loro i colpevoli dell’omicidio) sia stato esibito in un luogo
frequentato, non lontano da una sede degli stessi Servizi, e proprio
nel giorno in cui doveva essere siglato un accordo miliardario tra
ENI ed Egitto. La possibilità di una “provocazione” per far
fallire l’accordo, attuato con il sacrificio di un personaggio
minore già “bruciato”, è molto reale, e male fanno anche
giornali come il “Manifesto” o il “Fatto Quotidiano” ad
alimentare a senso unico il “caso Regeni”.
Oggi
che l’esercito siriano sta scacciando i terroristi sostenuti
dall’esercito turco dalle loro ultime basi, si leva dai loro
sostenitori sconfitti – che non possono fare altro – un coro di
proteste contro i presunti bombardamenti di scuole ed ospedali da
parte dell’aviazione russa e dell’artiglieria siriana. Se ne
fanno portavoce,
non solo 14
ministri europei, tra cui Di Maio,
in una lettera aperta piena di bugie, ma anche i giornalisti
“progressisti” di Lettera
21.
Invece di accusare per le sofferenze del popolo siriano i terroristi
che hanno tenuto in ostaggio per 7 anni la Provincia di Idlib, viene
accusato il Governo siriano, che ha
il dovere
di liberare tutto il suolo nazionale dal terrorismo diretto
dall’esterno. Le vittorie dell’esercito e del popolo siriani, che
si stringono intorno al loro Presidente, sono un’adeguata risposta
a queste ennesime ipocrisie menzognere.
Roma
27.febbraio, 2020 Vincenzo Brandi
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