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La VOCE ANNO XXII N°7

marzo 2003

PAGINA 4         - 24

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=== grazie italia. dal libro di stefano bartolini "fascismo antislavo - il tentativo di “bonifica etnica” al confine nord orientale" edito a cura dell'istituto storico della resistenza e della società contemporanea nella provincia di pistoia - 2006 (completo di note documentate in calce, e scaricabile in rete): " scriveva nel 1912 timeus: «abbiamo noi il diritto di sottomettere al nostro stato due o trecentomila slavi? l’irredentismo antico che partiva dal principio dell’indipendenza nazionale per tutti poteva esser imbarazzato. noi no. noi non partiamo da alcun principio universale, noi vogliamo la grandezza e la sicurezza dell’italia. se gli slavi ci pigliano di mezzo, peggio per loro. e’ la sorte dei vinti: anche noi la soffrimmo. e se pensiamo al concetto del progresso umano, possiamo credere noi che gli slavi possano portare la fiaccola della civiltà più in alto che noi, popolo antico e sempre nuovo, nazione di glorie e di speranze risorgenti sempre? e poi quando si tratta di vita o di morte, per una fisima di nazioni giovani e di nazioni vecchie, fisima che i fatti d’oggi smentiscono, dobbiamo forse incrociar le braccia e lasciarci gettar nel mare? per l’avvenire la via è chiaramente tracciata. da noi continuar senza tregua e senza quartiere la difesa contro gli avversari nazionali». l’esistenza degli slavi, o meglio di un “problema slavo”, non veniva ancora negata [come sarà fatto in seguito e fino ad oggi - l'italianissima trieste et similia - negando una cospicua presenza storica slava nei territori della pretesa ''venetia julia'', o ''slavia veneta'' - nota di jure], ma al contrario la si sbandierava per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana, e la si risolveva nei termini di uno scontro di razze. scontro inevitabile.
in timeus gli elementi razzisti sono evidenti, la sua rivendicazione di poter portare la civiltà più in alto è una rivendicazione di superiorità, di un primato, nei confronti dei «bifolchi croati». confina gli slavi ai gradini più bassi della scala sociale, altro elemento importante nelle tipologie razziste dove l’inferiorità si associa alla posizione sociale ed alligna nelle classi più povere. gli slavi sono «i non abbienti, i non qualificati» «relativamente poveri e poco evoluti» «contadini tardigradi, politicamente miopi, profondamente clericali». gli italiani devono continuare nella battaglia combattuta fino ad allora, «la nostra gente che ha l’istinto della politica nazionale ha combattuto ed ha odiato fino a ieri gli slavi» mossa dal «naturale disprezzo che noi abbiamo per gli slavi», lo scontro era «una fatalità che non può avere il suo compimento se non nella sparizione completa di una delle due razze che si combattono». " al triestino ruggero timeus è dedicata una delle vie principali del centro di trieste. altro che almirante... poi ce ne sono altri, di campioni, nella toponomastica triestina, come d'alviano, o oberdank, e tanti altri ancora: l'imbarazzo della scelta. grazie, italia. jure eler .

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GRAZIE ITALIA


Dal libro di Stefano Bartolini "Fascismo antislavo - Il tentativo di “bonifica etnica” al confine nord orientale" edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea nella Provincia di Pistoia - 2006 (completo di note documentate in calce, e scaricabile in rete): 


" Scriveva nel 1912 Timeus:

«Abbiamo noi il diritto di sottomettere al nostro stato due o trecentomila slavi? L’irredentismo antico che partiva dal principio dell’indipendenza nazionale per tutti poteva esser imbarazzato. Noi no. Noi non partiamo da alcun principio universale, noi vogliamo la grandezza e la sicurezza dell’Italia. Se gli Slavi ci pigliano di mezzo, peggio per loro. E’ la sorte dei vinti: anche noi la soffrimmo. E se pensiamo al concetto del progresso umano, possiamo credere noi che gli Slavi possano portare la fiaccola della civiltà più in alto che noi, popolo antico e sempre nuovo, nazione di glorie e di speranze risorgenti sempre? E poi quando si tratta di vita o di morte, per una fisima di nazioni giovani e di nazioni vecchie, fisima che i fatti d’oggi smentiscono, dobbiamo forse incrociar le braccia e lasciarci gettar nel mare? Per l’avvenire la via è chiaramente tracciata. Da noi continuar senza tregua e senza quartiere la difesa contro gli avversari nazionali». 

L’esistenza degli slavi, o meglio di un “problema slavo”, non veniva ancora negata [come sarà fatto in seguito e fino ad oggi - l'Italianissima Trieste et similia -  negando una cospicua presenza storica slava nei territori della pretesa ''Venetia Julia'', o ''Slavia Veneta'' - nota di Jure], ma al contrario la si sbandierava per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana, e la si risolveva nei termini di uno scontro di razze. Scontro inevitabile. 

In Timeus gli elementi razzisti sono evidenti, la sua rivendicazione di poter portare la civiltà più in alto è una rivendicazione di superiorità, di un primato, nei confronti dei «bifolchi croati». Confina gli slavi ai gradini più bassi della scala sociale, altro elemento importante nelle tipologie razziste dove l’inferiorità si associa alla posizione sociale ed alligna nelle classi più povere. Gli slavi sono «i non abbienti, i non qualificati» «relativamente poveri e poco evoluti»  «contadini tardigradi, politicamente miopi, profondamente clericali». Gli italiani devono continuare nella battaglia combattuta fino ad allora, «la nostra gente che ha l’istinto della politica nazionale ha combattuto ed ha odiato fino a ieri gli slavi» mossa dal «naturale disprezzo che noi abbiamo per gli slavi», lo scontro era «una fatalità che non può avere il suo compimento se non nella sparizione completa di una delle due razze che si combattono». "


Al triestino Ruggero Timeus è dedicata una delle vie principali del centro di Trieste. 

Altro che Almirante... 

Poi ce ne sono altri, di campioni, nella toponomastica triestina, come D'Alviano, o Oberdank, e tanti altri ancora: l'imbarazzo della scelta. 

Grazie, Italia. 


Jure Eler 


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