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La VOCE ANNO XXII N°7

marzo 2003

PAGINA 2         - 22

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segue da pag.21: "foibe sciagura nazionale. no a negazionismo". opprimono i cittadini, schiacciano le minoranze e negano i diritti fondamentali della persona. e ci rafforzano nei nostri propositi di difendere e rafforzare gli istituti della democrazia e di promuovere la pace e la collaborazione internazionale, che si fondano sul dialogo tra gli stati e l'amicizia tra i popoli. in quelle stesse zone che furono, nella prima metà del novecento, teatro di guerre e di fosche tragedie -conclude sergio mattarella- oggi condividiamo, con i nostri vicini di slovenia e croazia, pace, amicizia e collaborazione, con il futuro in comune in europa e nella comunità internazionale". --- https://www.facebook.com/. fonte: pagina fb di claudia cernigoi, 9.2.2020: col dovuto rispetto, signor presidente... ... la buona regola di informarsi su ciò di cui si intende parlare prima di fare un intervento pubblico vale per tutti, anche per i capi di stato. finché si continuerà a propalare un'errata ricostruzione storica, non basata sui fatti ma su interpretazioni di propaganda politica, quelle che lei liquida in maniera decisamente poco urbana (con un linguaggio che più che ad un presidente della repubblica ci sembra adatto ad un blog di polemisti politici) come "piccole sacche di negazionismo militante", continueranno ad operare per fare informazione, per smentire le bufale create ad arte già decine di anni fa dai propagandisti nostalgici del fascio e dell'impero e che oggi sono state purtroppo assimilate anche da ambienti che ritenevano immuni dal virus del nazionalismo anticomunista. (nei fatti, solo una minuscola precisazione: non fu pulizia etnica, non esiste alcuno storico serio che avalli una interpretazione del genere).
--- https://ilmanifesto.it/. monsieur le président. lettera a sergio mattarella. di angelo d'orsi . su il manifesto dell'11.02.2020. «monsieur le président / je vais vous fais une lettre / que vous lirez peut-être / si vous avez le temps»… così cantava il “poeta maledetto” e chansonnier boris vian nel 1954, nel pieno della crisi franco-indocinese, che avrebbe portato alla disfatta francese di dien bien phou. signor presidente, scrivo, ripetendo come vian il dubbio che ella leggerà mai queste righe. le scrivo per esprimerle amarezza e sconcerto dopo il suo discorso del 10 febbraio, in cui non si è limitato a rendere onore a quelli che, nella narrazione corrente, ormai sono i «martiri delle foibe», ma ha usato ancora una espressione storicamente errata, politicamente pericolosa, moralmente inaccettabile: «pulizia etnica». ella, signor presidente, è caduto nella trappola della equiparazione del grande, spaventoso crimine, il genocidio della shoah, con gli avvenimenti al confine orientale, tra italia e jugoslavia, fra il 1941 e il 1948, grosso modo. non pretendo che abbia letto il mio precedente intervento sulle pagine del manifesto, del 9 febbraio, ma un’occhiata, se avesse un minuto di tempo, mi permetto di suggerirle di dare a quell’articolo. nel suo discorso ella ha precisamente ribaltato il mio argomentare, che poneva in guardia dall’uso scorretto del termine «negazionismo», che si riferisce, propriamente, alle ideologie che negano auschwitz, ossia sostengono che mai è esistita una volontà sterminazionista e genocidaria nel nazismo. da qualche tempo, ahimè, la destra estrema si è impadronita della parola e la va usando a proprio piacimento, e in particolare ne fa uno strabiliante abuso sulla «questione foibe», e applica l’etichetta, che ovviamente suona infamante, a chi semplicemente si impegna, scientificamente – tutti gli storici degni di questo nome – , nella ricerca della verità in merito alle «complesse vicende del confine. ..segue ./.
Segue da Pag.21: "Foibe sciagura nazionale. No a negazionismo"


opprimono i cittadini, schiacciano le minoranze e negano i diritti fondamentali della  persona. E ci rafforzano nei nostri propositi di difendere e rafforzare gli istituti della democrazia e di promuovere la pace e la collaborazione internazionale, che si fondano sul dialogo tra gli stati e l'amicizia tra i popoli.

In quelle stesse zone che furono, nella prima metà del Novecento, teatro di guerre e di fosche tragedie -conclude Sergio Mattarella- oggi condividiamo, con i nostri vicini di Slovenia e Croazia, pace, amicizia e collaborazione, con il futuro in comune in Europa e nella comunità internazionale".



--- https://www.facebook.com/


Fonte: pagina FB di Claudia Cernigoi, 9.2.2020:


COL DOVUTO RISPETTO, SIGNOR PRESIDENTE...

... la buona regola di informarsi su ciò di cui si intende parlare prima di fare un intervento pubblico vale per tutti, anche per i capi di stato.
Finché si continuerà a propalare un'errata ricostruzione storica, non basata sui fatti ma su interpretazioni di propaganda politica, quelle che lei liquida in maniera decisamente poco urbana (con un linguaggio che più che ad un presidente della repubblica ci sembra adatto ad un blog di polemisti politici) come "piccole sacche di negazionismo militante", continueranno ad operare per fare informazione, per smentire le bufale create ad arte già decine di anni fa dai propagandisti nostalgici del fascio e dell'impero e che oggi sono state purtroppo assimilate anche da ambienti che ritenevano immuni dal virus del nazionalismo anticomunista. 

(nei fatti, solo una minuscola precisazione: non fu pulizia etnica, non esiste alcuno storico serio che avalli una interpretazione del genere).



--- https://ilmanifesto.it/


Monsieur le Président. Lettera a Sergio Mattarella


di Angelo D'Orsi 
su Il Manifesto dell'11.02.2020



«Monsieur le Président / Je vais vous fais une lettre / Que vous lirez peut-être / Si vous avez le temps»… Così cantava il “poeta maledetto” e chansonnier Boris Vian nel 1954, nel pieno della crisi franco-indocinese, che avrebbe portato alla disfatta francese di Dien Bien Phou. Signor Presidente, scrivo, ripetendo come Vian il dubbio che Ella leggerà mai queste righe.

Le scrivo per esprimerle amarezza e sconcerto dopo il suo discorso del 10 febbraio, in cui non si è limitato a rendere onore a quelli che, nella narrazione corrente, ormai sono i «martiri delle foibe», ma ha usato ancora una espressione storicamente errata, politicamente pericolosa, moralmente inaccettabile: «pulizia etnica». Ella, signor Presidente, è caduto nella trappola della equiparazione del grande, spaventoso crimine, il genocidio della Shoah, con gli avvenimenti al Confine Orientale, tra Italia e Jugoslavia, fra il 1941 e il 1948, grosso modo. Non pretendo che abbia letto il mio precedente intervento sulle pagine del Manifesto, del 9 febbraio, ma un’occhiata, se avesse un minuto di tempo, mi permetto di suggerirle di dare a quell’articolo. Nel Suo discorso Ella ha precisamente ribaltato il mio argomentare, che poneva in guardia dall’uso scorretto del termine «negazionismo», che si riferisce, propriamente, alle ideologie che negano Auschwitz, ossia sostengono che mai è esistita una volontà sterminazionista e genocidaria nel nazismo.

Da qualche tempo, ahimè, la destra estrema si è impadronita della parola e la va usando a proprio piacimento, e in particolare ne fa uno strabiliante abuso sulla «questione foibe», e applica l’etichetta, che ovviamente suona infamante, a chi semplicemente si impegna, scientificamente – tutti gli storici degni di questo nome – , nella ricerca della verità in merito alle «complesse vicende del Confine

..segue ./.

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