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La VOCE 2003

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La VOCE ANNO XXII N°7

marzo 2003

PAGINA b         - 26

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segue da pag.25: nuovo servizio di salute mentale a gaza: un progetto di controllo psicologico, l’inserzione menziona in particolare un membro della direzione di natan, il maggiore generale matan vilnai, ex vice capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, che viene consultato per garantire la sicurezza dei volontari. l’annuncio non cita tuttavia il fatto che quest’uomo è stato imputato di crimini contro l’umanità per il bombardamento di gaza nel 2009. né fa riferimento alle sue minacce di genocidio contro i gazawi “che attireranno su di sé una shoà più grande perché useremo tutta la nostra potenza per difenderci,” utilizzando la parola ebraica normalmente riservata per fare riferimento all’olocausto ebraico. l’equipe e i volontari presso il nuovo centro medico entreranno nel campo da israele e i pazienti del lato palestinese attraverso checkpoint controllati da forze di occupazione israeliane scelte in base ai criteri di vilnai: altro che umanitarismo! le politiche americane sostenute da israele hanno danneggiato il settore della salute, soprattutto a gaza. c’è una grave carenza di cure mediche, medicinali e materiale sanitario che nessuno può negare. apparentemente il settore delle cure mediche sembra un tentativo di mitigare questa situazione premeditata, ma di fatto è un modo per imporre ulteriore controllo e dipendenza per i palestinesi più vulnerabili. israele ha fatto accordi con i pazienti palestinesi che sperano di lasciare la striscia di gaza per trattamenti sanitari per trasformarli in informatori contro il loro stesso popolo in cambio di permessi di uscita per avere accesso a cure mediche. ha anche impedito ai genitori di accompagnare i figli molto malati fuori da gaza, lasciando che i minori morissero da soli negli ospedali di gerusalemme. israele ha imposto un assedio, ha danneggiato infrastrutture e provocato una situazione umanitaria terribile a gaza, lasciandola nell’assoluta necessità di aiuti e dipendente dagli interventi umanitari dall’estero. ciò ha reso i governanti di gaza incapaci di vedere il chiaro danno psicologico e morale di questo progetto, che consente a israele di lavarsi le mani dopo tutto il sangue che ha versato nella striscia ed essere sia chi perpetra [crimini] che chi guarisce, in una dinamica del trauma estremamente complessa. un centro di salute controllato dall’esercito israeliano è l’antitesi di un luogo sicuro richiesto per cure psicologiche; un terapista volontario che accetti le premesse di un progetto per rafforzare la sicurezza di “israele” e controllare la “violenza” palestinese non ha la consapevolezza necessaria e l’empatia richiesta per essere un terapeuta per i gazawi; di fatto, e nel migliore dei casi, questo è un progetto per migliorare le pubbliche relazioni a favore di israele e garantire un’esperienza professionale molto eccitante a volontari in una zona di trauma. ovviamente ci sono altri potenziali rischi politici e per la sicurezza nell’utilizzo di questo complesso sanitario: domare la marcia del ritorno e far perdere la sincera solidarietà internazionale che invia la freedom flottilla con una piccola quantità di aiuti sanitari a gaza. in un precedente articolo ho affermato che “un rapporto della un disengagement observer force [forza di osservazione del disimpegno dell’onu] (undof) ha rivelato che israele ha collaborato con gruppi jihadisti salafiti nelle alture del golan occupate. questa collaborazione non si è limitata ad offrire aiuto medico ai membri di jabhat al-nusra feriti. al contrario, ci sono rapporti che descrivono il trasferimento di materiale non specificato da israele ai siriani, così come incidenti in cui i soldati israeliani hanno lasciato passare siriani che non erano feriti.” temo che questo progetto non solo faccia arrivare materiale ed equipaggiamento dal confine siriano a quello di gaza, ma anche competenze nell’uso del rapporto terapeutico e rapporti medici confidenziali per spiare la popolazione, creare divisioni e reclutare informatori e collaborazionisti. l’11 novembre 2018 otto agenti israeliani in incognito travestiti da membri di una famiglia palestinese sono entrati a gaza con l’obiettivo di installarvi impianti di spionaggio nel sistema di comunicazioni private di hamas. un’inchiesta ha scoperto che l’unità israeliana utilizzava mezzi di spionaggio e un’attrezzatura per la perforazione entrati a gaza con la copertura dell’organizzazione umanitaria internazionale humedica, un ente con sede in germania che fornisce aiuti a gaza. il responsabile di zona, joao santos, con passaporto portoghese, ha abbandonato gaza il giorno dopo che l’operazione è fallita. sarebbe un volontario. in un momento in cui la politica internazionale sta consentendo a israele di avere il controllo totale su terra e risorse, l’aiuto umanitario viene utilizzato per consentire il controllo delle menti dei palestinesi. l’aiuto umanitario può essere un mascheramento di intenzioni sadiche e per mantenere la dominazione degli israeliani sui palestinesi. la giusta risposta a tutto ciò sono la promozione dell’autosufficienza palestinese e la fine immediata della separazione tra gaza e cisgiordania. i professionisti e i servizi palestinesi della salute mentale in cisgiordania sono ansiosi di fornire una risposta e di soddisfare le necessità degli abitanti di gaza appena avremo la libertà di farlo. le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autrice e non riflettono necessariamente la politica editoriale di middle east monitor. (traduzione dall’inglese di amedeo rossi). “è incitamento all’odio”: la deputata democratica affronta l’aipac. topics:+972aipacantisemitismobernie sanders“la squadra”. la deputata mccollum (preston keres/usda) - febbraio 16, 2020. in un’intervista esclusiva, la parlamentare betty mccollum risponde all’inserzione dell’aipac secondo cui lei sarebbe “più pericolosa” dell’isis a causa del suo impegno per i diritti dei palestinesi. la pubblicità negativa è una sporca, costante caratteristica della vita politica americana. ma la deputata betty mccollum (democratici-minnesota) è rimasta comunque sorpresa quando la sua segreteria le ha mostrato due inserzioni pubblicate su facebook dall’aipac (american israel public affairs committee – comitato israelo-americano per gli affari pubblici, lobby americana di sostegno allo stato di israele, ndt) che prendono di mira direttamente lei e due sue colleghe, rashida tlaib (democratici – michigan) e ilhan omar (democratici – minnesota), un approccio insolito per un’organizzazione che ha tentato in tutti i modi di mantenere i democratici dalla propria parte. le inserzioni diffamatorie – una delle quali contiene foto di mccollum, tlaib e omar – rimandavano ad una petizione che definiva le deputate “antisemite” e suggeriva che fossero “probabilmente più pericolose” di gruppi terroristici come l’isis e hezbollah. “vedere un attacco personale così pieno d’odio è stato davvero sconvolgente” ha dichiarato la mccollum a +972 magazine, nella sua prima intervista dopo la pubblicazione delle inserzioni. “con il loro linguaggio, incitano all’odio. e, per quel che posso capire, stanno cercando di intimidire i membri del congresso perché non facciano sentire la propria voce”. circa una settimana dopo la pubblicazione delle inserzioni, mccollum è passata dallo shock all’azione. mercoledì, la deputata ha pubblicato una feroce dichiarazione, in cui definisce.
l’aipac “gruppo d’odio”, dice che l’aipac “ha usato l’antisemitismo e l’odio come arma per mettere a tacere il dissenso” e che, nel farlo, “ha deriso i democratici, facendosi beffe dei nostri valori fondanti”. mccollum ha anche respinto il tentativo dell’aipac di limitare i danni: una dichiarazione pubblicata sabato, con la quale hanno chiesto scusa per le inserzioni e le hanno rimosse. comunque il gruppo ha ribadito la propria preoccupazione per un piccolo numero di democratici che stanno “pregiudicando le relazioni usa-israele”. “le scuse, di qualsiasi tipo, dovrebbero essere sincere, venire dal cuore, essere pubbliche. dovrebbero dire che hanno sbagliato e che non lo faranno mai più, e che non useranno più espressioni di questo tipo contro nessuno,” ha detto mccollum a +972. il ginepraio tra mccollum e l’aipac è uno scontro senza precedenti tra un democratico e il gigante delle lobbies israeliane. il che, ora, minaccia di tormentare l’organizzazione mentre si prepara all’annuale dimostrazione di forza, la conferenza politica dell’aipac, che di solito vede la partecipazione dei più potenti democratici del congresso. mccollum aggiunge: “la reazione dei miei colleghi al congresso, di qualsiasi appartenenza, è stata di sdegno e dispiacere per il modo in cui sono stata trattata”. non è chiaro se qualcuno, tra i democratici del congresso, boicotterà la conferenza dell’aipac alla luce degli attacchi contro mccollum, tlaib e omar. la candidata alle presidenziali elizabeth warren, però, aveva già dichiarato, prima che le inserzioni fossero pubblicate, che non sarebbe andata all’incontro. al di là della conferenza politica, comunque, c’è una preoccupazione ben più grande per l’aipac. le inserzioni diffamatorie sono forse l’esempio più lampante del perché il marchio aipac si stia velocemente trasformando in un punto debole all’interno del partito democratico. l’aipac si dedica da lungo tempo a garantire, attraverso relazioni personali e contributi elettorali, che entrambi i partiti politici restino irremovibili nel loro sostegno a israele. ma oggi, di fronte ai cambiamenti demografici nel partito democratico, a un movimento per i diritti dei palestinesi organizzato che sta facendo un’opposizione efficace, e alle dispute tra netanyahu e obama a cui è seguita l’alleanza netanyahu-trump, l’aipac sta lottando per mantenere la propria influenza all’interno del partito. non è chiaro quale sia esattamente il motivo per cui l’aipac abbia scelto di immischiarsi in questa faccenda proprio adesso, ma mccollum avanza un’ipotesi. “ecco un esempio di qualcuno che è paranoico o spaventato, al punto da inveire utilizzando espressioni così piene d’odio per cercare di far fuori qualcuno o far sì che la gente abbia paura di venirvi associata. mi fa pensare che derivi dalla paura”. l‘aipac ha molto da temere in questo momento. la base del partito democratico si sta allontanando dal sostegno incondizionato a israele. bernie sanders, candidato democratico capolista alle presidenziali, è il primo candidato credibile che chiede che, relativamente agli aiuti statunitensi a israele, sia imposta la condizione del rispetto dei diritti umani, e di fare pressione su israele perché smetta di costruire colonie nei territori occupati. nel frattempo, nel congresso, l’aipac è in lotta con una nuova generazione di democratici che non esitano a denunciare le violazioni dei diritti umani da parte di israele. e mccollum, ormai veterana tra i deputati, guida la carica nelle stanze del potere. già in precedenza mccollum si era scontrata pubblicamente con l’aipac, dopo che un rappresentante del minnesota della lobby aveva dichiarato che “il suo [di lei, ndt] sostegno ai terroristi non verrà tollerato”. la dichiarazione è arrivata dopo che la deputata aveva votato contro un disegno di legge del 2006 che avrebbe tagliato l’assistenza umanitaria ai territori palestinesi occupati, una mossa che gli alleati di israele al congresso avevano intrapreso in seguito alla vittoria di hamas alle elezioni democratiche di quell’anno. mccollum aveva poi sotterrato l’ascia di guerra con l’aipac, e ne aveva incontrato i rappresentanti di recente, proprio l‘anno scorso. ma mccollum non ha smesso di difendere i diritti dei palestinesi. l’anno scorso ha presentato una proposta di legge che vieterebbe a israele di utilizzare l’aiuto militare statunitense per arrestare e commettere abusi sui minori palestinesi, una versione leggermente modificata della proposta del 2017, che aveva la stessa finalità. questa è stata in assoluto la prima proposta di legge presentata al congresso incentrata sui diritti umani dei palestinesi. israele arresta centinaia di minori palestinesi ogni anno: spesso li tiene bendati, li picchia e li costringe a firmare confessioni in ebraico, una lingua che molti di loro non capiscono. “tutti i minori meritano di essere trattati con dignità e rispetto, e non smetterò di battermi per questo,” ha dichiarato mccollum. la proposta di legge ha oggi il sostegno di altri 23 democratici. il che non è abbastanza per farla procedere al congresso, ma la normativa è appoggiata dalle stelle della nuova classe congressuale: alexandra ocasio-cortez (democratici-new york), ayanna pressley (democratici – massachusetts), tlaib e omar, comunemente note come “la squadra”. in merito all’aipac, mccollum ha dichiarato che, per il momento, non accetterà di parlare con i rappresentanti dell’aipac, riportando così il gelo nelle relazioni tra la deputata e l’organizzazione. “perché dovrei incontrare qualcuno che pensa che io sia peggio di un terrorista?” chiede la deputata. alex kane è un giornalista di new york i cui articoli su israele-palestina, libertà civili e politica estera usa sono stati pubblicati, tra gli altri, da vice news, the intercept, the nation, in these times. (traduzione dall’inglese di elena bellini). in che modo i coloni si prendono la terra palestinese? la risposta è: con una strada. dror etkes - 12 febbraio 2020 – + 972. per collegare le enclavi che compongono kedumim, i coloni hanno assunto il controllo di una importante strada che serviva ai palestinesi e gliene hanno bloccato l’accesso. il 28 gennaio, il giorno in cui il presidente degli stati uniti donald trump ha reso pubblico l’ “accordo del secolo”, nella colonia di kedumim una donna seduta in un’auto a noleggio digitava sul cellulare mentre gli spari risuonavano dalla vicina kufr qaddum. si potevano sentire rumori di veicoli militari arrivare dal villaggio palestinese a poche centinaia di metri a ovest della colonia. la donna continuava a guidare verso sud, verso l’uscita principale di kedumim, e io proseguivo verso ovest lungo nahlah street. dall’altra parte della strada, ho visto un allievo della scuola elementare tornare a casa mentre passava l’auto di servizio del consiglio dei coloni. routine quotidiana della colonia. ..segue ./.
Segue da Pag.25: Nuovo servizio di salute mentale a Gaza: un progetto di controllo psicologico

L’inserzione menziona in particolare un membro della direzione di Natan, il maggiore generale Matan Vilnai, ex vice capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, che viene consultato per garantire la sicurezza dei volontari. L’annuncio non cita tuttavia il fatto che quest’uomo è stato imputato di crimini contro l’umanità per il bombardamento di Gaza nel 2009. Né fa riferimento alle sue minacce di genocidio contro i gazawi “che attireranno su di sé una Shoà più grande perché useremo tutta la nostra potenza per difenderci,” utilizzando la parola ebraica normalmente riservata per fare riferimento all’Olocausto ebraico.

L’equipe e i volontari presso il nuovo centro medico entreranno nel campo da Israele e i pazienti del lato palestinese attraverso checkpoint controllati da forze di occupazione israeliane scelte in base ai criteri di Vilnai: altro che umanitarismo!

Le politiche americane sostenute da Israele hanno danneggiato il settore della salute, soprattutto a Gaza. C’è una grave carenza di cure mediche, medicinali e materiale sanitario che nessuno può negare. Apparentemente il settore delle cure mediche sembra un tentativo di mitigare questa situazione premeditata, ma di fatto è un modo per imporre ulteriore controllo e dipendenza per i palestinesi più vulnerabili.

Israele ha fatto accordi con i pazienti palestinesi che sperano di lasciare la Striscia di Gaza per trattamenti sanitari per trasformarli in informatori contro il loro stesso popolo in cambio di permessi di uscita per avere accesso a cure mediche. Ha anche impedito ai genitori di accompagnare i figli molto malati fuori da Gaza, lasciando che i minori morissero da soli negli ospedali di Gerusalemme.

Israele ha imposto un assedio, ha danneggiato infrastrutture e provocato una situazione umanitaria terribile a Gaza, lasciandola nell’assoluta necessità di aiuti e dipendente dagli interventi umanitari dall’estero. Ciò ha reso i governanti di Gaza incapaci di vedere il chiaro danno psicologico e morale di questo progetto, che consente a Israele di lavarsi le mani dopo tutto il sangue che ha versato nella Striscia ed essere sia chi perpetra [crimini] che chi guarisce, in una dinamica del trauma estremamente complessa.

Un centro di salute controllato dall’esercito israeliano è l’antitesi di un luogo sicuro richiesto per cure psicologiche; un terapista volontario che accetti le premesse di un progetto per rafforzare la sicurezza di “Israele” e controllare la “violenza” palestinese non ha la consapevolezza necessaria e l’empatia richiesta per essere un terapeuta per i gazawi; di fatto, e nel migliore dei casi, questo è un progetto per migliorare le pubbliche relazioni a favore di Israele e garantire un’esperienza professionale molto eccitante a volontari in una zona di trauma.

Ovviamente ci sono altri potenziali rischi politici e per la sicurezza nell’utilizzo di questo complesso sanitario: domare la Marcia del Ritorno e far perdere la sincera solidarietà internazionale che invia la Freedom Flottilla con una piccola quantità di aiuti sanitari a Gaza. In un precedente articolo ho affermato che “un rapporto della UN Disengagement Observer Force [Forza di Osservazione del Disimpegno dell’ONU] (UNDOF) ha rivelato che Israele ha collaborato con gruppi jihadisti salafiti nelle Alture del Golan occupate. Questa collaborazione non si è limitata ad offrire aiuto medico ai membri di Jabhat Al-Nusra feriti. Al contrario, ci sono rapporti che descrivono il trasferimento di materiale non specificato da Israele ai siriani, così come incidenti in cui i soldati israeliani hanno lasciato passare siriani che non erano feriti.”

Temo che questo progetto non solo faccia arrivare materiale ed equipaggiamento dal confine siriano a quello di Gaza, ma anche competenze nell’uso del rapporto terapeutico e rapporti medici confidenziali per spiare la popolazione, creare divisioni e reclutare informatori e collaborazionisti.

L’11 novembre 2018 otto agenti israeliani in incognito travestiti da membri di una famiglia palestinese sono entrati a Gaza con l’obiettivo di installarvi impianti di spionaggio nel sistema di comunicazioni private di Hamas. Un’inchiesta ha scoperto che l’unità israeliana utilizzava mezzi di spionaggio e un’attrezzatura per la perforazione entrati a Gaza con la copertura dell’organizzazione umanitaria internazionale Humedica, un ente con sede in Germania che fornisce aiuti a Gaza.

Il responsabile di zona, Joao Santos, con passaporto portoghese, ha abbandonato Gaza il giorno dopo che l’operazione è fallita. Sarebbe un volontario.

In un momento in cui la politica internazionale sta consentendo a Israele di avere il controllo totale su terra e risorse, l’aiuto umanitario viene utilizzato per consentire il controllo delle menti dei palestinesi.

L’aiuto umanitario può essere un mascheramento di intenzioni sadiche e per mantenere la dominazione degli israeliani sui palestinesi. La giusta risposta a tutto ciò sono la promozione dell’autosufficienza palestinese e la fine immediata della separazione tra Gaza e Cisgiordania. I professionisti e i servizi palestinesi della salute mentale in Cisgiordania sono ansiosi di fornire una risposta e di soddisfare le necessità degli abitanti di Gaza appena avremo la libertà di farlo.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autrice e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Monitor.

(traduzione dall’inglese di Amedeo Rossi)

“È incitamento all’odio”: la deputata democratica affronta l’AIPAC

TOPICS:+972AIPACAntisemitismoBernie Sanders“La Squadra”


La deputata McCollum (Preston Keres/USDA) - FEBBRAIO 16, 2020

In un’intervista esclusiva, la parlamentare Betty McCollum risponde all’inserzione dell’AIPAC secondo cui lei sarebbe “più pericolosa” dell’ISIS a causa del suo impegno per i diritti dei palestinesi.

La pubblicità negativa è una sporca, costante caratteristica della vita politica americana. Ma la deputata Betty McCollum (Democratici-Minnesota) è rimasta comunque sorpresa quando la sua segreteria le ha mostrato due inserzioni pubblicate su Facebook dall’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee – Comitato Israelo-Americano per gli Affari Pubblici, lobby americana di sostegno allo Stato di Israele, ndt) che prendono di mira direttamente lei e due sue colleghe, Rashida Tlaib (Democratici – Michigan) E Ilhan Omar (Democratici – Minnesota), un approccio insolito per un’organizzazione che ha tentato in tutti i modi di mantenere i Democratici dalla propria parte.

Le inserzioni diffamatorie – una delle quali contiene foto di McCollum, Tlaib e Omar – rimandavano ad una petizione che definiva le deputate “antisemite” e suggeriva che fossero “probabilmente più pericolose” di gruppi terroristici come l’ISIS e Hezbollah.

“Vedere un attacco personale così pieno d’odio è stato davvero sconvolgente” ha dichiarato la McCollum a +972 Magazine, nella sua prima intervista dopo la pubblicazione delle inserzioni. “Con il loro linguaggio, incitano all’odio. E, per quel che posso capire, stanno cercando di intimidire i membri del Congresso perché non facciano sentire la propria voce”.

Circa una settimana dopo la pubblicazione delle inserzioni, McCollum è passata dallo shock all’azione. Mercoledì, la deputata ha pubblicato una feroce dichiarazione, in cui definisce
l’AIPAC “gruppo d’odio”, dice che l’AIPAC “ha usato l’antisemitismo e l’odio come arma per mettere a tacere il dissenso” e che, nel farlo, “ha deriso i Democratici, facendosi beffe dei nostri valori fondanti”.

McCollum ha anche respinto il tentativo dell’AIPAC di limitare i danni: una dichiarazione pubblicata sabato, con la quale hanno chiesto scusa per le inserzioni e le hanno rimosse. Comunque il gruppo ha ribadito la propria preoccupazione per un piccolo numero di Democratici che stanno “pregiudicando le relazioni USA-Israele”.

“Le scuse, di qualsiasi tipo, dovrebbero essere sincere, venire dal cuore, essere pubbliche. Dovrebbero dire che hanno sbagliato e che non lo faranno mai più, e che non useranno più espressioni di questo tipo contro nessuno,” ha detto McCollum a +972.

Il ginepraio tra McCollum e l’AIPAC è uno scontro senza precedenti tra un Democratico e il gigante delle lobbies israeliane. Il che, ora, minaccia di tormentare l’organizzazione mentre si prepara all’annuale dimostrazione di forza, la conferenza politica dell’AIPAC, che di solito vede la partecipazione dei più potenti Democratici del Congresso.

McCollum aggiunge: “La reazione dei miei colleghi al Congresso, di qualsiasi appartenenza, è stata di sdegno e dispiacere per il modo in cui sono stata trattata”.

Non è chiaro se qualcuno, tra i Democratici del Congresso, boicotterà la conferenza dell’AIPAC alla luce degli attacchi contro McCollum, Tlaib e Omar. La candidata alle presidenziali Elizabeth Warren, però, aveva già dichiarato, prima che le inserzioni fossero pubblicate, che non sarebbe andata all’incontro.

Al di là della conferenza politica, comunque, c’è una preoccupazione ben più grande per l’AIPAC. Le inserzioni diffamatorie sono forse l’esempio più lampante del perché il marchio AIPAC si stia velocemente trasformando in un punto debole all’interno del Partito Democratico.

L’AIPAC si dedica da lungo tempo a garantire, attraverso relazioni personali e contributi elettorali, che entrambi i partiti politici restino irremovibili nel loro sostegno a Israele. Ma oggi, di fronte ai cambiamenti demografici nel Partito Democratico, a un movimento per i diritti dei palestinesi organizzato che sta facendo un’opposizione efficace, e alle dispute tra Netanyahu e Obama a cui è seguita l’alleanza Netanyahu-Trump, l’AIPAC sta lottando per mantenere la propria influenza all’interno del partito.

Non è chiaro quale sia esattamente il motivo per cui l’AIPAC abbia scelto di immischiarsi in questa faccenda proprio adesso, ma McCollum avanza un’ipotesi.

“Ecco un esempio di qualcuno che è paranoico o spaventato, al punto da inveire utilizzando espressioni così piene d’odio per cercare di far fuori qualcuno o far sì che la gente abbia paura di venirvi associata. Mi fa pensare che derivi dalla paura”.

L‘AIPAC ha molto da temere in questo momento. La base del Partito Democratico si sta allontanando dal sostegno incondizionato a Israele. Bernie Sanders, candidato democratico capolista alle presidenziali, è il primo candidato credibile che chiede che, relativamente agli aiuti statunitensi a Israele, sia imposta la condizione del rispetto dei diritti umani, e di fare pressione su Israele perché smetta di costruire colonie nei territori occupati.

Nel frattempo, nel Congresso, l’AIPAC è in lotta con una nuova generazione di Democratici che non esitano a denunciare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele. E McCollum, ormai veterana tra i deputati, guida la carica nelle stanze del potere.

Già in precedenza McCollum si era scontrata pubblicamente con l’AIPAC, dopo che un rappresentante del Minnesota della lobby aveva dichiarato che “il suo [di lei, ndt] sostegno ai terroristi non verrà tollerato”. La dichiarazione è arrivata dopo che la deputata aveva votato contro un disegno di legge del 2006 che avrebbe tagliato l’assistenza umanitaria ai territori palestinesi occupati, una mossa che gli alleati di Israele al Congresso avevano intrapreso in seguito alla vittoria di Hamas alle elezioni democratiche di quell’anno. McCollum aveva poi sotterrato l’ascia di guerra con l’AIPAC, e ne aveva incontrato i rappresentanti di recente, proprio l‘anno scorso.

Ma McCollum non ha smesso di difendere i diritti dei palestinesi. L’anno scorso ha presentato una proposta di legge che vieterebbe a Israele di utilizzare l’aiuto militare statunitense per arrestare e commettere abusi sui minori palestinesi, una versione leggermente modificata della proposta del 2017, che aveva la stessa finalità. Questa è stata in assoluto la prima proposta di legge presentata al Congresso incentrata sui diritti umani dei palestinesi. Israele arresta centinaia di minori palestinesi ogni anno: spesso li tiene bendati, li picchia e li costringe a firmare confessioni in ebraico, una lingua che molti di loro non capiscono.

“Tutti i minori meritano di essere trattati con dignità e rispetto, e non smetterò di battermi per questo,” ha dichiarato McCollum.

La proposta di legge ha oggi il sostegno di altri 23 Democratici. Il che non è abbastanza per farla procedere al Congresso, ma la normativa è appoggiata dalle stelle della nuova classe congressuale: Alexandra Ocasio-Cortez (Democratici-New York), Ayanna Pressley (Democratici – Massachusetts), Tlaib e Omar, comunemente note come “La Squadra”.

In merito all’AIPAC, McCollum ha dichiarato che, per il momento, non accetterà di parlare con i rappresentanti dell’AIPAC, riportando così il gelo nelle relazioni tra la deputata e l’organizzazione.

“Perché dovrei incontrare qualcuno che pensa che io sia peggio di un terrorista?” chiede la deputata.

Alex Kane è un giornalista di New York i cui articoli su Israele-Palestina, libertà civili e politica estera USA sono stati pubblicati, tra gli altri, da Vice News, The Intercept, The Nation, In These Times.

(traduzione dall’inglese di Elena Bellini)

In che modo i coloni si prendono la terra palestinese? La risposta è: con una strada



Dror Etkes - 12 febbraio 2020 – + 972

Per collegare le enclavi che compongono Kedumim, i coloni hanno assunto il controllo di una importante strada che serviva ai palestinesi e gliene hanno bloccato l’accesso.

Il 28 gennaio, il giorno in cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reso pubblico l’ “accordo del secolo”, nella colonia di Kedumim una donna seduta in un’auto a noleggio digitava sul cellulare mentre gli spari risuonavano dalla vicina Kufr Qaddum. Si potevano sentire rumori di veicoli militari arrivare dal villaggio palestinese a poche centinaia di metri a ovest della colonia.

La donna continuava a guidare verso sud, verso l’uscita principale di Kedumim, e io proseguivo verso ovest lungo Nahlah Street. Dall’altra parte della strada, ho visto un allievo della scuola elementare tornare a casa mentre passava l’auto di servizio del consiglio dei coloni. Routine quotidiana della colonia.
..segue ./.

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