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La VOCE 1910

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La VOCE ANNO XXII N°2

ottobre 2019

PAGINA F         - 38

segue da pag.37: riscaldamento globale. il capitalismo non è un problema, è il problema! ad oggi non esiste un atto ufficiale del governo che escluda la sardegna, cosi come altre aree, dall'insediamento del deposito unico di scorie nucleari. i fatti mostrano che non può esistere un ambiente integro e salubre nel capitalismo, come non può esistere un capitalismo “rispettoso” dei limiti imposti dalla natura. le multinazionali, i latifondisti, le potenze imperialiste e capitaliste e i loro governi, anche se pitturati di “verde”, non rinunceranno mai alla ricerca del massimo profitto a tutti i costi, che è la legge generale dell’economia di un sistema barbaro. il riscaldamento globale non si risolve modificando le abitudini di consumo o chiedendo più attenzione sul riciclaggio. ancora peggio è prendersela con gli operai occupati nelle aziende inquinanti, le prime vittime dello “sviluppo” industriale (v. tumori da amianto). gli eco-liberisti e le loro politiche non sono un’alternativa. il problema del clima va affrontato alla radice, lottando per rovesciare i rapporti di produzione capitalistici, per conquistare una società basata sui principi della collettivizzazione e della pianificazione, nel cui ambito si possano risolvere gli effetti del cambio climatico. la lotta per la salvaguardia dell’ambiente va inscritta nella lotta più generale per l’abbattimento del moribondo sistema capitalista-imperialista. per adottare misure utili a fermare il riscaldamento globale, ci vuole una rivoluzione che instauri il modo di produzione socialista, se vogliamo essere onesti, sinceri e coerenti. il resto non sono che palliativi, oltre a perdite di tempo e di energie! sviluppare l’unità di operai, studenti, masse popolari, dei popoli, per un unico fronte rivoluzionario contro il fronte dell’imperialismo. invitiamo operai di avanguardia, giovani proletari, studenti, ad unirsi alla nostra attività, per affrontare e vincere le battaglie che abbiamo di fronte. il futuro dell’umanità è nel socialismo! come detto e scritto: “ambientalismo senza lotta di classe è puro giardinaggio”. coordinamento comunista toscano (cct) coordcomtosc@gmail.com. coordinamento comunista lombardia (ccl) coordcomunistalombardia@gmail.com. piattaforma comunista - per il partito comunista del proletariato d'italia teoriaeprassi@yahoo.it. collettivo comunista (m-l) di nuoro cocoml.nuoro@gmail.com coordinamento comunista veneto (ccv) per un partito comunista popolare (torino). quando gli usa si auto-bombardarono. di db. quiz: quante volte sono stati attaccati gli stati uniti sul loro territorio? contate e rispondete entro i canonici 30 secondi. 1, 2, 3……… …29 e 30. risposte? certo l’11 settembre 2001. pearl harbour? macché, non era territorio statunitense. gli inglesi? beh, ma gli usa erano ancora colonie. i messicani forse? se non sto prendendo uno svarione è successo sempre il contrario: cioè i gringos hanno invaso e bombardato il paese del quale infatti si dice «troppo lontano da dio e troppo vicino agli usa». però nel 1921 la nascente aeronautica militare statunitense era pronta a bombardare blair mountain che separa le contee di mingo e di logan (insomma monti appalacchi, le zone più povere del paese). non fecero in tempo gli aerei stelle-strisce perché le bombe erano già state sganciate da aerei privati. sono quasi certo che sia stato l’unico attacco subìto in casa dagli usa prima di bin laden. chi legge forse si sta chiedendo: ma nel 1921 c’erano ancora nativi da “domare”? siete fuori strada: la «soluzione finale» del “problema indiano” risale al trentennio 1860-1890. nel 1921 sotto i bombardamenti non c’erano pellerossa ma pellenera (e forse qualche cuorerosso) per via del carbone. erano i minatori ribelli, chiedevano di avere un sindacato per non morire come mosche. in diecimila (fra loro anche due migranti italiani, giacomo diana e nicola aiello) furono costretti ad armarsi per resistere agli eserciti privati delle compagnie minerarie. fu una lunga lotta. finì, il 1 settembre 1921, nel sangue. i morti sparirono. a essere incriminati non furono i padroni e le loro milizie ma “il leader” dei minatori, frank keeney, con 550 suoi compagni: accuse di omicidio e di «tradimento». allora i giornali la chiamarono «la guerra del west virginia» ma oggi nei libri di storia – persino negli usa – non c’è un rigo. quasi tutte le notizie che finora ho riassunto le devo ad articoli e libri di sandro portelli (sempre sia lodato per il suo sapere ma ancor più per la fatica che gli costa rendere semplice il complesso). proprio quella blair mountain dove ci fu l’assalto aereo del 1921 ora verrà fatta saltare in aria perché una compagnia mineraria ha avuto il permesso di cercare altro carbone: su «il manifesto» anni fa portelli ha raccontato la nuova resistenza che lì si organizza mentre riaffiora la memoria dei minatori bombardati nel 1921. non c’è stato (e non c’è) solo questo nei profondi appalacchi. é uscito, da donzelli, il nuovo libro di portelli: «america profonda» (540 pagine per 35 euri) con il sottotitolo «due secoli raccontati da harlan county, kentucky». lavoro e scioperi, tragedie e vittorie, canzoni e tumori, rivolte e repressioni: vite così dure che sembrano gli episodi di una lunga guerra civile (più corretto sarebbe dire guerra sociale). quasi nulla ne sappiamo in italia perché ben poco conosciamo gli stati uniti al di là dell’agiografia e del gossip. infatti nessuno in italia si accorse, alla fine degli anni ’70, di uno straordinario documentario (un successo clamoroso in mezzo mondo): era di barbara kopple, vinse un oscar e si intitolava guarda un po’ «harlan county, usa». parlava di minatori in lotta. ma cosa sono le «scor-date»? nota per chi capitasse qui soltanto adesso. per «scor-data» in “bottega” si intende il rimando persone o eventi che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. comunque un gran lavoro. e si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. vi sentite chiamate/i “in causa”? proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà. la redazione – abbastanza ballerina – della bottega. amazzonia, gli incendiari gridano al fuoco. manlio dinucci. di fronte al dilagare degli incendi in amazzonia, il vertice del g7 ha cambiato la sua agenda per «affrontare l’emergenza». i sette – francia, germania, gran bretagna, italia, giappone, canada e stati uniti – hanno assunto, insieme all’unione europea, il ruolo di vigili del fuoco planetari. il presidente macron, in veste di capo pompiere, ha lanciato l’allarme «la nostra casa è in fiamme».
il presidente trump ha promesso il massimo impegno statunitense nell’opera di spegnimento. i riflettori mediatici si concentrano sugli incendi in brasile, lasciando in ombra tutto il resto. anzitutto il fatto che ad essere distrutta non è solo la foresta amazzonica (per i due terzi brasiliana), ridottasi nel 2010-2015 di quasi 10 mila km2 l’anno, ma anche la foresta tropicale dell’africa equatoriale e quella nell’asia sud-orientale. le dieci peggiori bufale sulla seconda guerra mondiale. l'antidiplomatico. 1800 iscritti. una provvisoria e sintetica bibliografia e linkgrafia (in continuo aggiornamento) a corredo degli argomenti trattati nel video è possibile visionarla qui https://drive.google.com/file/d/186zn... si riporta il testo dell’articolo de l’antidiplomatico che supporta questo video si arricchisce con il videoclip “le peggiori infamie della seconda guerra mondiale (prima parte)”, la playlist del nostro canale youtube “pillole di storia” che, illustrando alcuni eventi (spesso, sconosciuti ai più), vuole suscitare, soprattutto ai più giovani, riflessioni che, oggi, quasi nessuno si pone. ad esempio, l’invenzione di un “nemico” sul quale sviluppare una guerra. guerra finalizzata, più che all’acquisizione di nuovi territori da sfruttare – come, prevalentemente, avvenuto fino alla prima guerra mondiale – ad alimentare un sistema capitalista che solo con la guerra riesce a superare le sue periodiche crisi. è stata questa la seconda guerra mondiale (la cosiddetta “guerra giusta”) nata, sostanzialmente, per superare la crisi di sovrapproduzione che il crollo di wall street del “29 aveva drammaticamente evidenziato; è stata questa la guerra alla corea del nord (alla quale abbiamo dedicato un altro videoclip) finalizzata ad alimentare quel gigantesco apparato industriale-militare, denunciato, addirittura da eisenhower, che ha prodotto milioni di morti nel cosiddetto “secondo dopoguerra”. ma anche l’analisi di alcuni retaggi culturali permette di meglio comprendere le dinamiche che legano la guerra al capitale. anche per questo il videoclip si conclude rimandando al libro “l’industria dell’olocausto” che spiega il perché del quasi demoniaco ruolo affibbiato oggi al “popolo tedesco” in innumerevoli libri e fictions sull’olocausto. concetti certamente complessi da spiegare in videoclip (come quelli del nostro canale youtube) di qualche minuto ma che, rimandando ad una bibliografia e linkgrafia, ci auguriamo possano disintossicare da tutta quella paccottiglia di militarismo e retorica patriottarda che rifilano ogni giorno per farci accettare nuove guerre. continuate a seguirci e iscrivetevi al nostro canale youtube e alla nostra pagina facebook la redazione de l’antidiplomatico. #emergenzaclimaticaitalia: consegnate 100.000 firme! alfonso pecoraro scanio. italia. 18 set 2019 . consegnate dal presidente della fondazione univerde, alfonso pecoraro scanio, al capogruppo m5s alla camera dei deputati, francesco d'uva, le 100.000 firme raccolte sulla piattaforma change.org a sostegno della petizione #emergenzaclimaticaitalia. il servizio di teleambiente. aiutaci a dare voce e forza a tutti i cittadini! i politici e gli amministratori delle aziende non dovrebbero essere gli unici a poter prendere decisioni sulle nostre vite. oggi ti chiediamo di aiutarci a mantenere change.org libera e indipendente. il nostro lavoro, in quanto impresa sociale, è quello di aiutare petizioni come questa a combattere e farsi ascoltare. se tutti quelli che stanno leggendo questo messaggio mettessero una piccola cifra ogni mese, il futuro di change.org e di tanti cambiamenti sarebbe al sicuro. insieme possiamo costringere i potenti a rispondere delle loro azioni... ci siamo già riusciti centinaia di volte! puoi dedicarci un minuto per sostenere change.org ora? voglio dare forza al cambiamento con 5 € al mese.
Segue da Pag.37: Riscaldamento globale. Il capitalismo non è un problema, è il problema!

Ad oggi non esiste un atto ufficiale del Governo che escluda la Sardegna, cosi come altre aree, dall'insediamento del deposito unico di scorie nucleari.

I fatti mostrano che non può esistere un ambiente integro e salubre nel capitalismo, come non può esistere un capitalismo “rispettoso” dei limiti imposti dalla natura.

Le multinazionali, i latifondisti, le potenze imperialiste e capitaliste e i loro governi, anche se pitturati di “verde”, non rinunceranno mai alla ricerca del massimo profitto a tutti i costi, che è la legge generale dell’economia di un sistema barbaro.

Il riscaldamento globale non si risolve modificando le abitudini di consumo o chiedendo più attenzione sul riciclaggio. Ancora peggio è prendersela con gli operai occupati nelle aziende inquinanti, le prime vittime dello “sviluppo” industriale (v. tumori da amianto).

Gli eco-liberisti e le loro politiche non sono un’alternativa. Il problema del clima va affrontato alla radice, lottando per rovesciare i rapporti di produzione capitalistici, per conquistare una società basata sui principi della collettivizzazione e della pianificazione, nel cui ambito si possano risolvere gli effetti del cambio climatico.

La lotta per la salvaguardia dell’ambiente va inscritta nella lotta più generale per l’abbattimento del moribondo sistema capitalista-imperialista.

Per adottare misure utili a fermare il riscaldamento globale, ci vuole una rivoluzione che instauri il modo di produzione socialista, se vogliamo essere onesti, sinceri e coerenti. Il resto non sono che palliativi, oltre a perdite di tempo e di energie!

Sviluppare l’unità di operai, studenti, masse popolari, dei popoli, per un unico fronte rivoluzionario contro il fronte dell’imperialismo. Invitiamo operai di avanguardia, giovani proletari, studenti, ad unirsi alla nostra attività, per affrontare e vincere le battaglie che abbiamo di fronte. Il futuro dell’umanità è nel socialismo!

Come detto e scritto: “Ambientalismo senza lotta di classe è puro giardinaggio”.

Coordinamento Comunista Toscano (CCT) coordcomtosc@gmail.com

Coordinamento Comunista Lombardia (CCL) coordcomunistalombardia@gmail.com

Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d'Italia teoriaeprassi@yahoo.it

Collettivo comunista (m-l) di Nuoro cocoml.nuoro@gmail.com Coordinamento Comunista Veneto (CCV) Per un Partito Comunista Popolare (Torino)


QUANDO GLI USA SI AUTO-BOMBARDARONO

di db
Quiz: quante volte sono stati attaccati gli Stati Uniti sul loro territorio? Contate e rispondete entro i canonici 30 secondi.

1, 2, 3………

…29 e 30.

Risposte?

Certo l’11 settembre 2001. Pearl Harbour? Macché, non era territorio statunitense. Gli inglesi? Beh, ma gli Usa erano ancora colonie. I messicani forse? Se non sto prendendo uno svarione è successo sempre il contrario: cioè i gringos hanno invaso e bombardato il Paese del quale infatti si dice «troppo lontano da dio e troppo vicino agli Usa»

Però nel 1921 la nascente aeronautica militare statunitense era pronta a bombardare Blair Mountain che separa le contee di Mingo e di Logan (insomma monti Appalacchi, le zone più povere del Paese). Non fecero in tempo gli aerei stelle-strisce perché le bombe erano già state sganciate da aerei privati. Sono quasi certo che sia stato l’unico attacco subìto in casa dagli Usa prima di Bin Laden.

Chi legge forse si sta chiedendo: ma nel 1921 c’erano ancora nativi da “domare”? Siete fuori strada: la «soluzione finale» del “problema indiano” risale al trentennio 1860-1890. Nel 1921 sotto i bombardamenti non c’erano pellerossa ma pellenera (e forse qualche cuorerosso) per via del carbone. Erano i minatori ribelli, chiedevano di avere un sindacato per non morire come mosche. In diecimila (fra loro anche due migranti italiani, Giacomo Diana e Nicola Aiello) furono costretti ad armarsi per resistere agli eserciti privati delle compagnie minerarie. Fu una lunga lotta. Finì, il 1 settembre 1921, nel sangue. I morti sparirono. A essere incriminati non furono i padroni e le loro milizie ma “il leader” dei minatori, Frank Keeney, con 550 suoi compagni: accuse di omicidio e di «tradimento». Allora i giornali la chiamarono «la guerra del West Virginia» ma oggi nei libri di storia – persino negli Usa – non c’è un rigo.

Quasi tutte le notizie che finora ho riassunto le devo ad articoli e libri di Sandro Portelli (sempre sia lodato per il suo sapere ma ancor più per la fatica che gli costa rendere semplice il complesso). Proprio quella Blair Mountain dove ci fu l’assalto aereo del 1921 ora verrà fatta saltare in aria perché una compagnia mineraria ha avuto il permesso di cercare altro carbone: su «il manifesto» anni fa Portelli ha raccontato la nuova resistenza che lì si organizza mentre riaffiora la memoria dei minatori bombardati nel 1921.

Non c’è stato (e non c’è) solo questo nei profondi Appalacchi. É uscito, da Donzelli, il nuovo libro di Portelli: «America profonda» (540 pagine per 35 euri) con il sottotitolo «Due secoli raccontati da Harlan County, Kentucky». Lavoro e scioperi, tragedie e vittorie, canzoni e tumori, rivolte e repressioni: vite così dure che sembrano gli episodi di una lunga guerra civile (più corretto sarebbe dire guerra sociale). Quasi nulla ne sappiamo in Italia perché ben poco conosciamo gli Stati Uniti al di là dell’agiografia e del gossip. Infatti nessuno in Italia si accorse, alla fine degli anni ’70, di uno straordinario documentario (un successo clamoroso in mezzo mondo): era di Barbara Kopple, vinse un Oscar e si intitolava guarda un po’ «Harlan County, Usa». Parlava di minatori in lotta.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» in “bottega” si intende il rimando persone o eventi che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

Amazzonia, gli incendiari
gridano al fuoco

Manlio Dinucci
Di fronte al dilagare degli incendi in Amazzonia, il vertice del G7 ha cambiato la sua agenda per «affrontare l’emergenza». I Sette – Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Giappone, Canada e Stati uniti – hanno assunto, insieme all’Unione europea, il ruolo di vigili del fuoco planetari. Il presidente Macron, in veste di capo pompiere, ha lanciato l’allarme «la nostra casa è in fiamme».
Il presidente Trump ha promesso il massimo impegno statunitense nell’opera di spegnimento.

I riflettori mediatici si concentrano sugli incendi in Brasile, lasciando in ombra tutto il resto. Anzitutto il fatto che ad essere distrutta non è solo la foresta amazzonica (per i due terzi brasiliana), ridottasi nel 2010-2015 di quasi 10 mila km2 l’anno, ma anche la foresta tropicale dell’Africa equatoriale e quella nell’Asia sud-orientale.

Le dieci peggiori bufale sulla Seconda Guerra Mondiale



L'Antidiplomatico
1800 iscritti
Una provvisoria e sintetica bibliografia e linkgrafia (in continuo aggiornamento) a corredo degli argomenti trattati nel video è possibile visionarla qui
https://drive.google.com/file/d/186zN...

SI RIPORTA IL TESTO DELL’ARTICOLO DE l’ANTIDIPLOMATICO CHE SUPPORTA QUESTO VIDEO
Si arricchisce con il videoclip “Le peggiori infamie della Seconda Guerra Mondiale (prima parte)”, la playlist del nostro canale Youtube “Pillole di Storia” che, illustrando alcuni eventi (spesso, sconosciuti ai più), vuole suscitare, soprattutto ai più giovani, riflessioni che, oggi, quasi nessuno si pone.

Ad esempio, l’invenzione di un “nemico” sul quale sviluppare una guerra. Guerra finalizzata, più che all’acquisizione di nuovi territori da sfruttare – come, prevalentemente, avvenuto fino alla Prima guerra mondiale – ad alimentare un sistema capitalista che solo con la guerra riesce a superare le sue periodiche crisi. È stata questa la Seconda guerra Mondiale (la cosiddetta “guerra giusta”) nata, sostanzialmente, per superare la crisi di sovrapproduzione che il crollo di Wall Street del “29 aveva drammaticamente evidenziato; è stata questa la guerra alla Corea del Nord (alla quale abbiamo dedicato un altro videoclip) finalizzata ad alimentare quel gigantesco apparato industriale-militare, denunciato, addirittura da Eisenhower, che ha prodotto milioni di morti nel cosiddetto “secondo dopoguerra”.
Ma anche l’analisi di alcuni retaggi culturali permette di meglio comprendere le dinamiche che legano la guerra al capitale. Anche per questo il videoclip si conclude rimandando al libro “L’Industria dell’Olocausto” che spiega il perché del quasi demoniaco ruolo affibbiato oggi al “popolo tedesco” in innumerevoli libri e fictions sull’Olocausto.
Concetti certamente complessi da spiegare in videoclip (come quelli del nostro canale Youtube) di qualche minuto ma che, rimandando ad una bibliografia e linkgrafia, ci auguriamo possano disintossicare da tutta quella paccottiglia di militarismo e retorica patriottarda che rifilano ogni giorno per farci accettare nuove guerre. Continuate a seguirci e iscrivetevi al nostro canale Youtube e alla nostra Pagina Facebook La Redazione de l’Antidiplomatico

#EmergenzaClimaticaItalia: consegnate 100.000 firme!

Alfonso Pecoraro Scanio
Italia

18 SET 2019 —

Consegnate dal Presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, al Capogruppo M5S alla Camera dei deputati, Francesco D'Uva, le 100.000 firme raccolte sulla piattaforma Change.org a sostegno della petizione #EmergenzaClimaticaItalia.
Il servizio di Teleambiente.


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I politici e gli amministratori delle aziende non dovrebbero essere gli unici a poter prendere decisioni sulle nostre vite. Oggi ti chiediamo di aiutarci a mantenere Change.org libera e indipendente. Il nostro lavoro, in quanto impresa sociale, è quello di aiutare petizioni come questa a combattere e farsi ascoltare. Se tutti quelli che stanno leggendo questo messaggio mettessero una piccola cifra ogni mese, il futuro di Change.org e di tanti cambiamenti sarebbe al sicuro. Insieme possiamo costringere i potenti a rispondere delle loro azioni... ci siamo già riusciti centinaia di volte! Puoi dedicarci un minuto per sostenere Change.org ora?

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